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I nodi di Carife-Bper: sette filiali a rischio e conti correnti da negoziare

I nodi di Carife-Bper: sette filiali a rischio  e conti correnti da negoziare

Anali sul piano di  chiusure a due fasi, da aprile e le condizioni per i soci e i clienti. Ricapitalizzazione da oltre 200 milioni. E la Borsa brinda con i modenesi

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FERRARA. Sono due i banchi di prova immediati per la neonata Bper-Carife, accanto alla trattativa con i sindacati per l’integrativo che scade il 30 marzo: la riorganizzazione della rete degli sportelli e le condizioni per i correntisti.

L’importanza di questi temi rispetto a questioni ugualmente cruciali per la nuova banca (l’estensione dei modelli avanzati di rating al portafoglio crediti, i nuovi prodotti, le procedure in vista della firma definitiva) è relativo al messaggio da inviare al territorio appena “acquisito”, a proposito della cura della clientela e la voglia di rilancio.

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Resta anzitutto in sospeso il piano a due stadi per il ridimensionamento della rete di filiali, già presentato ai sindacati da Nuova Carife e ora in qualche maniera atteso ad una rivisitazione da parte di Bper, visto che, a quanto pare, non c’è stata una fase precedente di condivisione.

La prima fase del piano, che è già stato messo nero su bianco con tanto di rescissione dei contratti di affitto dei locali e avvisi alla clientela a partire dai primi giorni di marzo, riguarda sette filiali: Agenzia 3 di Cento, con tre persone destinate all’area nord; Rovereto (2 addetti all’area Delta), Formignana (idem), Cona Sant’Anna (2 addetti destinati all’area di Ferrara), Boretto (3 addetti in area Emilia), Savignano sul Panaro (3 dipendenti da redistribuire nell’area Emilia) e Romea Boccea (2 addetti all’area Centro sud).

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Nuova Carife era intenzionata a chiudere queste filiali il 30 aprile, ora bisogna vedere cosa ne pensa Bper che ha diverse sovrapposizioni territoriali e dovrà prendere qualche decisione in merito. La seconda fase del piano era stata appena abbozzata, anche per le sue ricadute molto pesanti sulla rete: si prevedeva, infatti, di tagliare il 50% degli sportelli, senza risparmiare nessuna area. Ferrara, secondo questo piano, dovrebbe passare da 29 a 19 dipendenti, il Centro Sud passerebbe da 3 a 0 (e i sindacati vogliono porre la questione dei napoletani ex Commercio e Finanza costretti a trasferirsi a poche settimane dall’uscita volontaria); l’area Delta da 32 a 21 dipendenti, l’Emilia da 19 a 5 e l’area Nord da 19 a 7. Il 30 marzo dovrebbe chiudere la sede ex Commercio e Finanza di Napoli.


La seconda questione che sta tenendo banco tra la clientela, in questa fase immediatamente post-acquisto, è relativa alle condizioni sui conti correnti. Sono in ballo le agevolazioni concesse nei mesi successivi al decreto salva-banche ai soci-risparmiatori, per cercare di trattenerli a fronte dell’incertezza del momento: condizioni molto competitive anche in rapporto alla concorrenza, che ora dovranno passare al vaglio di Bper. C’è poi la batteria di convenzioni con specifiche categorie, in molti casi stratificatesi nel corso dei decenni, che rappresenta una peculiarità di Carife. «Il nostro obiettivo primario è di riportare fiducia alla clientela» ha specificato l’amministratore delegato modenese, Alessandro Vandelli, e c’è chi la fiducia la misura in termini pratici.

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La base di partenza della nuova banca estense, hanno riconosciuto gli stessi modenesi, è molto ampia, perché può contare su di una cospicua ricapitalizzazione da parte del Fondo di Risoluzione di Stefano De Polis, alimentato dalle banche del sistema. Gli analisti si sono divisi sugli importi di questa ricapitalizzazione, che non è stata indicata nelle cifre da Bper, ma che sarà sicuramente superiore a quanto previsto fino a qualche giorno fa. La soglia dei 150 milioni sarà quindi ampiamente superata, e il nuovo costo per il sistema bancario potrebbe raggiungere anche il limite più alto della “forchetta” disegnata dagli analisti, cioè 230 milioni di euro. Molto dipenderà dalla vendita dei crediti deteriorati ad Atlante, sia in termini di quantità (non è detto che la vendita riguardi il 100% degli oltre 400 milioni di Npl), sia per quanto riguarda il prezzo. Su importi di questa importanza, infatti, pagare i crediti deteriorati al 25% o al 27% del loro valore nominale, fa una notevole differenza.


Che l’operazione Carife sia stata percepita con un affare per la banca modenese, in ogni caso, lo testimonia l’andamento del titolo Bper in Borsa. Ieri ha guadagnato il 4,49%, dopo un giovedì comunque positivo, e si tratta della seconda performance dopo quella di Ubi (l’altra banca acquirente degli istituti “risolti”) nel quadro di una giornata comunque positiva per l’intero comparto.

Le condizioni sospensive poste dal contratto, del resto, sembrano una semplice formalità, visto che la stessa nota di Bankitalia parla di conclusione del «processo di vendita delle quattro banche che erano state poste in risoluzione nel novembre 2015». Bce e Commissione Ue non fanno più paura.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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