I volontari per la sicurezza ambientale
Vittorio Baccino, presidente dell’associazione Agriambiente: i nostri controlli su ambiente, rifiuti e la pesca di frodo
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Il suo lavoro è dirigere un’azienda metalmeccanica a San Giovanni in Persiceto, la sua passione è il volontariato. Vittorio Baccino, 47 anni, è presidente provinciale di Agriambiente, una delle tre associazioni onlus (insieme a Gev - Guardie ecologiche volontarie e Sva Legambiente) individuate dal Questore di Ferrara Antonio Sbordone per la Convenzione per la Sicurezza Partecipata sottoscritta il 2 febbraio con il Comune (polizia municipale).
Insieme e più sicuri
L’obiettivo è quello di coordinare le attività di vigilanza ambientale svolte dalle Gpgv (Guardie particolari giurate volontarie) nel territorio municipale, un settore in cui le tre associazioni hanno maturato da tempo un’esperienza qualificata: «Abbiamo aderito - spiega Baccino - perché le nostre finalità sono state riconosciute». Sposato, con figli, Baccino è di origini liguri ed è entrato nel volontariato giovanissimo, a 22 anni, prima concentrandosi nei campi della caccia e della pesca, e poi - sempre in provincia di Savona - ampliando la sua sfera d’azione negli ambiti zoofilo e ambientale, quando i concetti di raccolta differenziata e di gestione dei rifiuti erano ancora agli albori in Italia.
Volontario per utilità
Il motore che lo spinge a svolgere almeno un servizio di vigilanza alla settimana (a cui si aggiungono i compiti “istituzionali” legati al suo ruolo di presidente), è la voglia di fare qualcosa di utile per il territorio. «La vigilanza - afferma - è una delle tante ramificazioni del volontariato, forse meno conosciuta ma altrettanto importante. E, oggi, di grande attualità». Baccino si è trasferito nel Ferrarese nel 1999, trovando «un terreno molto fertile per il volontariato», ed entrando nel coordinamento della Polizia provinciale. «Quella del coordinamento - sottolinea - è la gestione più intelligente, perché evita inutili sovrapposizioni e permette di utilizzare al meglio le 3-4 ore di pattuglia». Per una Gpgv (un pubblico ufficiale a tutti gli effetti nominato dal Prefetto e coordinato dal Questore) gli esami non finiscono mai: oltre al primo corso di ingresso (200 ore) ci sono aggiornamenti costanti obbligatori su nozioni giuridico-legislative, amministrative e applicative (biologia). La disciplina deve essere ferrea: ogni due anni viene verificata la permanenza dei requisiti per continuare a svolgere il servizio
La nuova convenzione.
La nuova convenzione siglata il 2 febbraio, continua Baccino, è un ulteriore passo in avanti sulla strada del coordinamento: «Già nel maggio del 2016 il questore Sbordone aveva anticipato i contenuti del decreto legge del 20 febbraio scorso sulla sicurezza integrata e la sicurezza urbana. Con il nuovo regolamento organico è stato possibile fissare norme uniformi per tutti, dando vita a una convenzione pioniera in Italia, destinata a essere presa a modello».
Osservazione, vigilanza, all’occorrenza attività di indagine. Ma, soprattutto, servizi di prossimità mirati all’educazione e all’informazione. Questi i compiti delle Gpgv: «Il nostro ruolo principale non è repressivo o sanzionatorio, ma formativo. Se si arriva alla sanzione, vuol dire che qualcosa è mancato a monte».
Raffica di sanzioni
Nel corso dei passati progetti coordinati dalla Polizia provinciale, Baccino ha ricoperto un po’ tutti questi ruoli. Sanzionatorio, scoprendo in flagranza un abbandono irregolare di rifiuti. Investigativo, quando per rintracciare i trasgressori è diventato un po’ detective; vicino a Poggio Renatico erano stati rinvenuti per strada alcuni sacchi dell’immondizia “targati” Hera. «Il gestore di quella zona è la Cmv - racconta Baccino - quindi quei rifiuti urbani provenivano da un altro territorio».
Detective per scovare i rifiuti
Nello specifico, il Bolognese, come hanno rivelato alcuni indizi trovati tra l’immondizia: estratti conto, bollette che hanno permesso di risalire e sanzionare i responsabili. «Spesso diventiamo anche un punto di riferimento per le persone, che si rivolgono a noi per le segnalazioni. Il nostro, è bene chiarire, è un servizio che non sostituisce ma affianca quello delle forze dell’ordine, con una separazione ben precisa di ruoli». Altri esempi di intervento riguardano i campi della caccia e della pesca, con la vigilanza sull’attività venatoria. «Ci siamo appostati molto prima dell’arrivo dei cacciatori che, non pensando di essere controllati, si erano messi a sparare senza rispettare le distanze di sicurezza dalle abitazioni, arrivando a 15 metri dalle case. Un comportamento pericoloso».
C’è poi una vasta attività antibracconaggio contro la pesca abusiva nei canali.
Caccia ai pescatori di frodo
Nell’aprile del 2016, prosegue Baccino, nel Bondenese vennero trovati 10 quintali di carpe catturate da pescatori di frodo, messe in sacchi poi nascosti tra la vegetazione. «In quel periodo erano stati intensificati i controlli in quella che era indicata come una zona sensibile. Erano stati notati “sentieri” di erba schiacciata, creati dal trascinamento delle barche. Seguendo questa traccia è stato trovato il pescato abusivo, destinato al mercato alimentare: il prodotto quando è stato scoperto era già in buona parte avariato. E se è rimasto il rammarico di non aver individuato i responsabili, c’è la consoulazione di aver evitato danni per la salute».
Anche i microchip dei cani
Sul fronte della prevenzione-informazione, si ricorda il servizio di controllo dell’applicazione del microchip ai cani per la registrazione all’anagrafe canina: «Sorprendentemente, abbiamo trovato molti casi di inadempienza; circa il 4% del campione controllato (con verifiche per strada) non aveva il microchip. In quel caso c’è stata la sollecitazione a mettersi in regola, certificando l’avvenuta registrazione». Il servizio di volontariato, in ogni caso, «è un grande arricchimento personale. La vera gratificazione è il riconoscimento del nostro ruolo. L’associazione che presiedo conta 28 volontari, ma questo progetto ci ha dato visibilità e le iscrizioni stanno aumentando. Agli incontri in Comune hanno preso parte 12 volontari, ma a rotazione saranno tutti coinvolti. E sarò testimone di questa esperienza sabato 4 marzo a Milano (oggi, ndr), all’assemblea nazionale di Agriambiente, un’associazione presente in tutta Italia».
Alessandra Mura
Insieme e più sicuri
L’obiettivo è quello di coordinare le attività di vigilanza ambientale svolte dalle Gpgv (Guardie particolari giurate volontarie) nel territorio municipale, un settore in cui le tre associazioni hanno maturato da tempo un’esperienza qualificata: «Abbiamo aderito - spiega Baccino - perché le nostre finalità sono state riconosciute». Sposato, con figli, Baccino è di origini liguri ed è entrato nel volontariato giovanissimo, a 22 anni, prima concentrandosi nei campi della caccia e della pesca, e poi - sempre in provincia di Savona - ampliando la sua sfera d’azione negli ambiti zoofilo e ambientale, quando i concetti di raccolta differenziata e di gestione dei rifiuti erano ancora agli albori in Italia.
Volontario per utilità
Il motore che lo spinge a svolgere almeno un servizio di vigilanza alla settimana (a cui si aggiungono i compiti “istituzionali” legati al suo ruolo di presidente), è la voglia di fare qualcosa di utile per il territorio. «La vigilanza - afferma - è una delle tante ramificazioni del volontariato, forse meno conosciuta ma altrettanto importante. E, oggi, di grande attualità». Baccino si è trasferito nel Ferrarese nel 1999, trovando «un terreno molto fertile per il volontariato», ed entrando nel coordinamento della Polizia provinciale. «Quella del coordinamento - sottolinea - è la gestione più intelligente, perché evita inutili sovrapposizioni e permette di utilizzare al meglio le 3-4 ore di pattuglia». Per una Gpgv (un pubblico ufficiale a tutti gli effetti nominato dal Prefetto e coordinato dal Questore) gli esami non finiscono mai: oltre al primo corso di ingresso (200 ore) ci sono aggiornamenti costanti obbligatori su nozioni giuridico-legislative, amministrative e applicative (biologia). La disciplina deve essere ferrea: ogni due anni viene verificata la permanenza dei requisiti per continuare a svolgere il servizio
La nuova convenzione.
La nuova convenzione siglata il 2 febbraio, continua Baccino, è un ulteriore passo in avanti sulla strada del coordinamento: «Già nel maggio del 2016 il questore Sbordone aveva anticipato i contenuti del decreto legge del 20 febbraio scorso sulla sicurezza integrata e la sicurezza urbana. Con il nuovo regolamento organico è stato possibile fissare norme uniformi per tutti, dando vita a una convenzione pioniera in Italia, destinata a essere presa a modello».
Osservazione, vigilanza, all’occorrenza attività di indagine. Ma, soprattutto, servizi di prossimità mirati all’educazione e all’informazione. Questi i compiti delle Gpgv: «Il nostro ruolo principale non è repressivo o sanzionatorio, ma formativo. Se si arriva alla sanzione, vuol dire che qualcosa è mancato a monte».
Raffica di sanzioni
Nel corso dei passati progetti coordinati dalla Polizia provinciale, Baccino ha ricoperto un po’ tutti questi ruoli. Sanzionatorio, scoprendo in flagranza un abbandono irregolare di rifiuti. Investigativo, quando per rintracciare i trasgressori è diventato un po’ detective; vicino a Poggio Renatico erano stati rinvenuti per strada alcuni sacchi dell’immondizia “targati” Hera. «Il gestore di quella zona è la Cmv - racconta Baccino - quindi quei rifiuti urbani provenivano da un altro territorio».
Detective per scovare i rifiuti
Nello specifico, il Bolognese, come hanno rivelato alcuni indizi trovati tra l’immondizia: estratti conto, bollette che hanno permesso di risalire e sanzionare i responsabili. «Spesso diventiamo anche un punto di riferimento per le persone, che si rivolgono a noi per le segnalazioni. Il nostro, è bene chiarire, è un servizio che non sostituisce ma affianca quello delle forze dell’ordine, con una separazione ben precisa di ruoli». Altri esempi di intervento riguardano i campi della caccia e della pesca, con la vigilanza sull’attività venatoria. «Ci siamo appostati molto prima dell’arrivo dei cacciatori che, non pensando di essere controllati, si erano messi a sparare senza rispettare le distanze di sicurezza dalle abitazioni, arrivando a 15 metri dalle case. Un comportamento pericoloso».
C’è poi una vasta attività antibracconaggio contro la pesca abusiva nei canali.
Caccia ai pescatori di frodo
Nell’aprile del 2016, prosegue Baccino, nel Bondenese vennero trovati 10 quintali di carpe catturate da pescatori di frodo, messe in sacchi poi nascosti tra la vegetazione. «In quel periodo erano stati intensificati i controlli in quella che era indicata come una zona sensibile. Erano stati notati “sentieri” di erba schiacciata, creati dal trascinamento delle barche. Seguendo questa traccia è stato trovato il pescato abusivo, destinato al mercato alimentare: il prodotto quando è stato scoperto era già in buona parte avariato. E se è rimasto il rammarico di non aver individuato i responsabili, c’è la consoulazione di aver evitato danni per la salute».
Anche i microchip dei cani
Sul fronte della prevenzione-informazione, si ricorda il servizio di controllo dell’applicazione del microchip ai cani per la registrazione all’anagrafe canina: «Sorprendentemente, abbiamo trovato molti casi di inadempienza; circa il 4% del campione controllato (con verifiche per strada) non aveva il microchip. In quel caso c’è stata la sollecitazione a mettersi in regola, certificando l’avvenuta registrazione». Il servizio di volontariato, in ogni caso, «è un grande arricchimento personale. La vera gratificazione è il riconoscimento del nostro ruolo. L’associazione che presiedo conta 28 volontari, ma questo progetto ci ha dato visibilità e le iscrizioni stanno aumentando. Agli incontri in Comune hanno preso parte 12 volontari, ma a rotazione saranno tutti coinvolti. E sarò testimone di questa esperienza sabato 4 marzo a Milano (oggi, ndr), all’assemblea nazionale di Agriambiente, un’associazione presente in tutta Italia».
Alessandra Mura
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