il vangelo
È tempo di Quaresima
di Padre Tiziano Pegoraro
Anche nell’epoca moderna la quaresima conserva il proprio spirito penitenziale. Al suo inizio il rito della ceneri richiama la concretezza della vita terrena, che non potrà essere raffigurata che in...
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Anche nell’epoca moderna la quaresima conserva il proprio spirito penitenziale. Al suo inizio il rito della ceneri richiama la concretezza della vita terrena, che non potrà essere raffigurata che in un pugno di cenere. Nulla di sadico o di teatrale ma la costatazione della realtà umana nel suo aspetto fisico. Lo notava l’antico saggio, autore del Qoelet. «La sorte degli uomini e quelle delle bestie è la stessa; come muoiono queste muoiono quelli; c’è un solo soffio vitale per tutti. Non esiste superiorità dell’uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità … Chi sa se il soffio vitale dell’uomo salga in alto, mentre quello della bestia scenda in basso, nella terra?» (3,19.21)
Le tentazioni di Gesù risettano la domanda esistenziale. La sua opposizione al tentatore esprime la certezza che la vita umana è attratta verso l’alto. I beni della terra, con tutto il valore antropologico del lavoro, del potere e della ricchezza loro tipico, sono relativi rispetto alla sussistenza della relazione con Dio. Il racconto delle tentazioni è comunicato con una narrativa colorata ma le sue radici sono profonde e universali. Esse toccano gli interrogativi, che ciascuno ci poniamo di fronte all’impegno per vivere nell’autosufficienza, nell’onore e nella dignità e alla costatazione della nostra finitezza.
Le risposte di Gesù al tentatore propongono la necessità di situare i valori umani nel loro giusto contesto, che non può chiudersi nella fragilità esigente della corporeità e del materialismo. L’uomo è costituito per vivere in relazione non solo con il proprio simile e le realtà mondane ma con il proprio Creatore. È questa la relazione, che lo attrae verso l’alto, sottraendolo alla distruzione, cui è destinato l’animale, destinato alla terra.
Nel suo confronto con il tentatore Gesù si pone all’inizio di una nuova umanità, come il nuovo Adamo. Alla vita vuole dare il senso giusto per giungerne alla pienezza e gustarla totalmente. Lo fa, inserendosi nella tradizione di Israele, che fra le culture umane si fonda sul dialogo con Dio e sulle direttive, proposte dalla sua parola espressa dai saggi e dai profeti. Dalla loro esperienza sono tratte le perle della vera umanità: l’uomo non vive di solo pane e non giunge alla propria maturità scontrandosi con Dio ma riconoscendone la presenza con il dovuto rispetto per la sua santità, perché l’uomo possa conoscere se stesso e vivere secondo la propria dignità.
La relazione con Dio catalizza il senso della penitenza quaresimale. Nella sua essenza invita l’uomo a ritirarsi dal vortice dei suoi impegni, fare silenzio in sé e attorno a sé per ascoltare la voce di Dio. Non vi sarà nessun fenomeno perturbatore ma si alimenterà la sete di conoscere chi gli rivolga la parola e l’attenzione per comprendere il suo messaggio. Nel deserto Gesù ha approfondito la sua realtà di Figlio, riappropriandosi dell’esperienza dell’esodo, vissuto dal suo popolo, quando Dio lo ha liberato dalla schiavitù d’Egitto e lo ha accompagnato nel suo itinerario verso la Terra promessa. In essa prende realtà l’intima comunione di vita, che il Padre ha voluto condividere con il suo popolo, considerato suo figlio (cfr. Os 11,1).
L’ascolto della parola di Dio conduce anche oggi alla libertà e alla relazione di amore, che esalta e concretizza la dimensione spirituale dell’uomo. E’ la sfida, in cui si confronta la comunità cristiana e alla quale invita quanti vogliano scoprire le radici della dignità di ogni uomo, incorporato alla vittoria di Gesù sul male.
Le tentazioni di Gesù risettano la domanda esistenziale. La sua opposizione al tentatore esprime la certezza che la vita umana è attratta verso l’alto. I beni della terra, con tutto il valore antropologico del lavoro, del potere e della ricchezza loro tipico, sono relativi rispetto alla sussistenza della relazione con Dio. Il racconto delle tentazioni è comunicato con una narrativa colorata ma le sue radici sono profonde e universali. Esse toccano gli interrogativi, che ciascuno ci poniamo di fronte all’impegno per vivere nell’autosufficienza, nell’onore e nella dignità e alla costatazione della nostra finitezza.
Le risposte di Gesù al tentatore propongono la necessità di situare i valori umani nel loro giusto contesto, che non può chiudersi nella fragilità esigente della corporeità e del materialismo. L’uomo è costituito per vivere in relazione non solo con il proprio simile e le realtà mondane ma con il proprio Creatore. È questa la relazione, che lo attrae verso l’alto, sottraendolo alla distruzione, cui è destinato l’animale, destinato alla terra.
Nel suo confronto con il tentatore Gesù si pone all’inizio di una nuova umanità, come il nuovo Adamo. Alla vita vuole dare il senso giusto per giungerne alla pienezza e gustarla totalmente. Lo fa, inserendosi nella tradizione di Israele, che fra le culture umane si fonda sul dialogo con Dio e sulle direttive, proposte dalla sua parola espressa dai saggi e dai profeti. Dalla loro esperienza sono tratte le perle della vera umanità: l’uomo non vive di solo pane e non giunge alla propria maturità scontrandosi con Dio ma riconoscendone la presenza con il dovuto rispetto per la sua santità, perché l’uomo possa conoscere se stesso e vivere secondo la propria dignità.
La relazione con Dio catalizza il senso della penitenza quaresimale. Nella sua essenza invita l’uomo a ritirarsi dal vortice dei suoi impegni, fare silenzio in sé e attorno a sé per ascoltare la voce di Dio. Non vi sarà nessun fenomeno perturbatore ma si alimenterà la sete di conoscere chi gli rivolga la parola e l’attenzione per comprendere il suo messaggio. Nel deserto Gesù ha approfondito la sua realtà di Figlio, riappropriandosi dell’esperienza dell’esodo, vissuto dal suo popolo, quando Dio lo ha liberato dalla schiavitù d’Egitto e lo ha accompagnato nel suo itinerario verso la Terra promessa. In essa prende realtà l’intima comunione di vita, che il Padre ha voluto condividere con il suo popolo, considerato suo figlio (cfr. Os 11,1).
L’ascolto della parola di Dio conduce anche oggi alla libertà e alla relazione di amore, che esalta e concretizza la dimensione spirituale dell’uomo. E’ la sfida, in cui si confronta la comunità cristiana e alla quale invita quanti vogliano scoprire le radici della dignità di ogni uomo, incorporato alla vittoria di Gesù sul male.
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