«Vogliamo un posto tranquillo
I residenti della frazione: quelle persone hanno creato problemi a Ferrara
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«Noi non siamo razzisti. Le persone che dovrebbero venire qui hanno già causato problemi a Ferrara, nell’altro appartamento di proprietà del signor Fantini. Qui non le vogliamo». Stefano Breviglieri, uno dei residenti di San Bartolomeo che ieri ha partecipato al presidio allestito davanti all’abitazione di Luigi Fantini, continua a ripetere che «il razzismo con quello che stiamo facendo non c’entra. Qui in paese c’è un’altra casa con una dozzina di profughi che non hanno mai creato fastidi o disagi ai residenti. Con loro la convivenza è stata tranquilla, non abbiamo nulla contro gli immigrati o i profughi».
Il problema, concorda la decina di residenti che ha partecipato alla manifestazione (non autorizzata), è che il lavoro non c’è ed è inaccettabile «dare la casa ai profughi mentre qui c’è gente che, come me, riceverà la pensione nel 2020 e non ha più un lavoro perchè la sua impresa non ce l’ha fatta. Pago un affitto di quasi 400 euro, perché non potrei essere ospitato io in uno di questi alloggi?», rivendica Cipro Antimo, che vive a poche centinaia di metri dalla casona che ha innescato l’iniziativa anti-profughi. Elena abita a pochi passi da lì e racconta: «Abbiamo investito in un posto tranquillo, sereno dove poter far crescere i nostri figli. Ora ci ritroviamo persone, che hanno creato problemi in città, a ridosso di una zona residenziale, questa non è una casa isolata. C’è un problema di sicurezza».
Un nucleo di confinanti esprime la sua contrarietà con questa motivazione: «Non ci hanno interpellato o detto niente, che progetto di integrazione c’è dietro questo progetto? Qui i veri abbandonati siamo noi».
Il problema, concorda la decina di residenti che ha partecipato alla manifestazione (non autorizzata), è che il lavoro non c’è ed è inaccettabile «dare la casa ai profughi mentre qui c’è gente che, come me, riceverà la pensione nel 2020 e non ha più un lavoro perchè la sua impresa non ce l’ha fatta. Pago un affitto di quasi 400 euro, perché non potrei essere ospitato io in uno di questi alloggi?», rivendica Cipro Antimo, che vive a poche centinaia di metri dalla casona che ha innescato l’iniziativa anti-profughi. Elena abita a pochi passi da lì e racconta: «Abbiamo investito in un posto tranquillo, sereno dove poter far crescere i nostri figli. Ora ci ritroviamo persone, che hanno creato problemi in città, a ridosso di una zona residenziale, questa non è una casa isolata. C’è un problema di sicurezza».
Un nucleo di confinanti esprime la sua contrarietà con questa motivazione: «Non ci hanno interpellato o detto niente, che progetto di integrazione c’è dietro questo progetto? Qui i veri abbandonati siamo noi».
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