Tagliani sui blitz anti-immigrati: «Fermare le scorribande di gruppi senza controllo»
Ferrara, il sindaco dopo il presidio anti-immigrati a S. Bartolomeo: sono preoccupato. Denuncia per gli autori del raduno. Il prefetto: troppi stranieri in quella frazione? Non è così
FERRARA. «A San Bartolomeo in Bosco i cittadini hanno vinto», posta sulla sua pagina Facebook Nicola Naomo Lodi, responsabile per l’immigrazione della Lega Nord di Ferrara. Un raduno di una giornata davanti all’abitazione di via Spinazzino n. 40 da parte di un drappello di una dozzina di persone attrezzate con qualche panchina, alcune seggiole, tre cassoni di legno, un paio di fumogeni e un gazebo, ha suggerito al padrone di casa, Luigi Fantini, di rinunciare (ieri ha aggiunto “per ora, non so cosa potrà succedere in futuro”) all’idea di trasferire lì i 14 profughi ospitati in un appartamento del centro storico di Ferrara dove si sono registrati seri problemi di convivenza con il condominio già sfociati in segnalazioni alle forze dell’ordine.
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Le esclamazioni di vittoria da parte dei manifestanti, però, non sono state accolte con altrettanto giubilo in altri palazzi del capoluogo. Il prefetto Michele Tortora, ad esempio, non conferma l’esistenza di progetti nè la revoca di decisioni o di proposte sull’utilizzo della casa colonica. «Si tratta di accordi tra privati - ha dichiarato ieri - noi ci occupiamo del coordinamento di questo tipo di interventi non seguiamo direttamente le attività sul territorio. Comunque, a quanto ci risulta, San Bartolomeo non è particolarmente gravato dalla presenza di cittadini extracomunitari. Mentre c’è l’esigenza di ridurre la pressione in alcune realtà, tra cui Ferrara».
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Una risposta che lascia aperta la porta per ulteriori insediamenti di rifugiati (in paese c’è un altro caseggiato nel quale soggiornano una quindicina di stranieri che a detta dei residenti non hanno mai creato problemi) e che sembra richiamare sul tavolo della prefettura e dell’organo di coordinamento l’autorità e la responsabilità della decisione finale. Che è uno dei motivi per cui Lodi continua a ripetere: «Noi siamo qui e vigiliamo. Appena si muove qualcosa corriamo...».
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Un attivismo sbandierato e fattivo che lascia sempre più sconcertato il sindaco Tiziano Tagliani. «Sono preoccupato - commenta all’indomani del presidio di S. Bartolomeo - Non si puó accettare che ci siano gruppetti di persone che scorrazzano senza controllo per la provincia (ricordo anche gli episodi di Gaibanella e di Goro) in barba a qualsiasi regola e che possono impedire ai cittadini il libero esercizio dei loro diritti. Fatti su cui le autoritá preposte dovrebbero sempre intervenire verificando se in ognuna di queste situazioni, che spesso avvengono su aree pubbliche, sono state rispettate le regole della civile convivenza e le leggi che tutelano i diritti delle persone e la libera disponibilitá dei loro beni». «Piccoli gruppetti - aggiunge il sindaco - che si mobilitano senza alcun motivo reale, solo per suscitare l'interesse dei media e acquisire visibilità».
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Il padrone dell’appartamento di San Bartolomeo, che è lo stesso dell’alloggio di viale Cavour, ieri ha confermato che a breve rientrerà «in possesso delle chiavi» e che con la coop “Vivere qui” «non c’è nessun accordo scritto per l’uso dell’abitazione di San Bartolomeo». Da parte della cooperativa che ha in gestione l’altro alloggio, più volte attaccata da Lodi e dalla Lega, non è giunta nessuna dichiarazione ufficiale, una scelta che non aiuta a chiarire l’accaduto e che, in determinate circostanze, tende ad alimentare incertezza e diffidenza. Intanto la questura si prepara a contestare il reato di manifestazione non autorizzata ai promotori del presidio.
Per la posa di bancali, tazebao, gazebo e arredi sul ciglio della strada e sul praticello antistante l’immobile non verrebbero contestate violazioni perché le barriere non hanno ostacolato il passaggio delle persone. Fantini dal canto suo non intende sporgere denuncia. (gi.ca.)
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