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i trucchi tra consorzi e false cooperative 

Fondi neri con i profitti illeciti creati dall’evasione Iva

Fondi neri con i profitti illeciti creati dall’evasione Iva

Gli ispettori della Finanza (polizia tributaria) hanno raccolto prove e carte. La procura le ha studiate e poi ha chiesto il sequestro (procuratore Cherchi) e il tribunale lo ha accolto (giudice...

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Gli ispettori della Finanza (polizia tributaria) hanno raccolto prove e carte. La procura le ha studiate e poi ha chiesto il sequestro (procuratore Cherchi) e il tribunale lo ha accolto (giudice Rizzieri). Sullo sfondo di tutto c’è un mondo in cui piccole coop e servizi, facendo concorrenza sleale, vincono appalti di servizi (logistica, facchinaggio, pulizie e tanto altro) da grosse società che esternalizzano, scegliendo aziende che offrono prezzi stracciati dei propri servizi, creando - spiegano gli inquirenti- una vera e propria turbativa del mercato. Si tratta dei consorzi - quelli di questo caso - gestiti dai coniugi marocchini e pochi altri a loro vicini, che utilizzavano personale alle dipendenze (meramente formali) delle coop associate (una trentina). Il meccanismo di frode sscattava così: i consorzi fatturavano direttamente alla società che appaltava i servizi e neutralizzavano l’Iva a credito grazie alla fatturazione passiva delle cooperative associate. Poi toccava alle piccole coop, fittizie (spesso nel ruolo di cartiere, producendo fatture false) non versare imposte e contributi. Con questo meccanismo le coop (false che nullla hano a che vedere con quelle serie) venivano utilizzate da schermo per far ricadere su di esse il debito Iva, di fatto maturato sui consorzi, generando ingenti profitti. Soldi che venivano distratto - per gli inquirenti - in attività all’estero (in Marocco) o per creare “fondi neri”: non a caso, su questo, è ancora aperta una indagine penale parallela.

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