regina della pace
Tra i gruppi più attivi figura da anni quello di Finale
FINALE EMILIA (MO). Non solo Comacchio, non solo le tante comitive che partono ogni anno da diverse località del Ferrarese, quasi sempre con organizzazione delle parrocchie. Quando si parla di...
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FINALE EMILIA (MO). Non solo Comacchio, non solo le tante comitive che partono ogni anno da diverse località del Ferrarese, quasi sempre con organizzazione delle parrocchie. Quando si parla di Medjugorje bisogna necessariamente spostarsi anche a Finale Emilia, dove ha sede uno dei gruppi più attivi dell’A.r.p.a. di Lecco.
«I nostri viaggi sono mediamente 11 l’anno - spiega il referente Savio Malavasi -, ogni volta parte un convoglio di furgoni (a noleggio, in prestito o di proprietà) carichi principalmente di beni alimentari. Questo ormai avviene dalla fine della guerra in Bosnia, da inizio anni ‘90».
Il gruppo come detto fa parte comunque dell’A.r.p.a. di Lecco: «Noi siamo una sede staccata, a Finale siamo circa una quindicina di persone, io sono di Mirandola, altri sono di Cavezzo, alcuni da Sassuolo. La nostra media età si aggira sui 40 anni, d’estate in particolare ci sono dei giovani. Ad esempio, ogni anno a Ferragosto andiamo per organizzare piccole feste sul posto e con noi vengono diversi studenti».
A Finale c’è stata l’emergenza del terremoto, come avete reagito a questa difficoltà? «I viaggi sono continuati anche durante quel periodo, magari con meno intensità ma l’impegno è stato mantenuto, perché ci sono tante persone che ci sostengono. Proprio oggi (sabato, ndr) sono andato a ritirare un furgone da un’officina e raccolto l’aceto balsamico donato da un’azienda con l’acetaia in vista del prossimo convoglio, che partirà il 15 marzo. Da tempo ci sono aziende a cui basta chiedere per ricevere generi alimentari e abbiamo un fornitore di Vicenza per i pannoloni, specie per anziani, che sono preziosissimi. E se manca qualcosa si va a comprare di tasca nostra...».
Fede o solidarietà, chi vince? «Per noi valgono entrambi gli aspetti: ci sono da sempre i viaggi religiosi a Medjugorje a cui abbiamo abbinato gli aiuti. A marzo magari porteremo solo beni, ma già ad aprile dopo aver scaricato gli aiuti nelle varie destinazioni, poi ci raduneremo a Medjugorje per dedicare alcune giornate alla preghiera. Ci sono persone che fanno viaggi per curiosità, altre solo per Medjugorje, ma la finalità è quella di aiutare. Servono tempo e disponibilità, per questo più siamo e meglio è. La situazione? Rispetto a 15 anni fa i campi profughi sono stati ridotti di un terzo, ma ce ne sono ancora e quelli rimasti stanno peggio dell’immediato dopoguerra, specie gli orfanotrofi. La gente muore per normali malattie, i servizi statali non funzionano. La cosa bella è che noi interveniamo direttamente nei campi profughi, abbiamo gli elenchi delle persone presenti aggiornati in base agli spostamenti».
«I nostri viaggi sono mediamente 11 l’anno - spiega il referente Savio Malavasi -, ogni volta parte un convoglio di furgoni (a noleggio, in prestito o di proprietà) carichi principalmente di beni alimentari. Questo ormai avviene dalla fine della guerra in Bosnia, da inizio anni ‘90».
Il gruppo come detto fa parte comunque dell’A.r.p.a. di Lecco: «Noi siamo una sede staccata, a Finale siamo circa una quindicina di persone, io sono di Mirandola, altri sono di Cavezzo, alcuni da Sassuolo. La nostra media età si aggira sui 40 anni, d’estate in particolare ci sono dei giovani. Ad esempio, ogni anno a Ferragosto andiamo per organizzare piccole feste sul posto e con noi vengono diversi studenti».
A Finale c’è stata l’emergenza del terremoto, come avete reagito a questa difficoltà? «I viaggi sono continuati anche durante quel periodo, magari con meno intensità ma l’impegno è stato mantenuto, perché ci sono tante persone che ci sostengono. Proprio oggi (sabato, ndr) sono andato a ritirare un furgone da un’officina e raccolto l’aceto balsamico donato da un’azienda con l’acetaia in vista del prossimo convoglio, che partirà il 15 marzo. Da tempo ci sono aziende a cui basta chiedere per ricevere generi alimentari e abbiamo un fornitore di Vicenza per i pannoloni, specie per anziani, che sono preziosissimi. E se manca qualcosa si va a comprare di tasca nostra...».
Fede o solidarietà, chi vince? «Per noi valgono entrambi gli aspetti: ci sono da sempre i viaggi religiosi a Medjugorje a cui abbiamo abbinato gli aiuti. A marzo magari porteremo solo beni, ma già ad aprile dopo aver scaricato gli aiuti nelle varie destinazioni, poi ci raduneremo a Medjugorje per dedicare alcune giornate alla preghiera. Ci sono persone che fanno viaggi per curiosità, altre solo per Medjugorje, ma la finalità è quella di aiutare. Servono tempo e disponibilità, per questo più siamo e meglio è. La situazione? Rispetto a 15 anni fa i campi profughi sono stati ridotti di un terzo, ma ce ne sono ancora e quelli rimasti stanno peggio dell’immediato dopoguerra, specie gli orfanotrofi. La gente muore per normali malattie, i servizi statali non funzionano. La cosa bella è che noi interveniamo direttamente nei campi profughi, abbiamo gli elenchi delle persone presenti aggiornati in base agli spostamenti».
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