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«Danni alle prostitute dalle multe ai clienti» 

«Danni alle prostitute dalle multe ai clienti» 

Le associazioni che aiutano le “sex workers” bocciano il nuovo Regolamento «Non serve e aumenta i rischi di chi si vende in strada, lo dicono gli esperti»

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Dopo le perplessità manifestate anche da diversi consiglieri del Pd, le multe stradali contro i clienti delle prostitute raccolgono una solenne bocciatura da parte di chi da anni si occupa di tutelare le professioniste del sesso. «La nuova normativa non ci piace affatto, ci sembra una crociata moralistica malamente mascherata volta a perseguire l’acquisto di prestazioni sessuali sul modello abolizionista nordico, quando in Italia la prostituzione non è reato» è l’affondo contro l’art. 41 del nuovo Regolamento comunale, firmato da quattro associazioni molto presenti sul tema: Progetto Luna Blu, Centro donna giustizia, Centro documentazione donna e Udi. Il primo rilievo delle quattro associazioni è l’apparente «contrasto con quanto l’amministrazione (comunale, ndr) attua all’interno del progetto regionale Oltre la strada con azioni di prevenzione sanitaria e tutela della salute e dei diritti delle sex workers». Viene poi preso di mira il «concetto di decoro: di difficile interpretazione ci risulta definire un atteggiamento e abbigliamento indecoroso e indecente rispetto al luogo. Si corre il rischio di delegare un giudizio di accettabilità sociale a valutazioni soggettive fondate su caratteri estetici», e quindi a discriminare le prostitute. L’art. 41 del Regolamento che vieta appunto l’acquisto di servizi sessuali all’aperto e prevede sanzioni per i clienti (si è parlato di 400 euro), viene bollato come «pericoloso, in quanto mette a rischio la sicurezza delle sex workers, nega la loro autodeterminazione e le pone ulteriormente a rischio povertà». Altro rischio: il tornare a «forme nascoste di prostituzione, ostacolando azioni e percorsi di educazione sui temi della salute di comunità e dei diritti». Si finirà, secondo queste associazioni, per penalizzare i più emarginati, «tra migranti, persone trans, genitori single e altri/e che scelgono il sex work per sopravvivere. Il nostro pensiero va a chi sarà costretto a prendere rischi sempre più grandi allo scopo di non lasciare clienti da cui dipendono: chi abbasserà le tariffe, chi accetterà di praticare sesso non protetto, chi acconsentirà a recarsi in luoghi sconosciuti e si guarderà bene dal chiamare le forze dell’ordine in caso di pericolo o aggressione. Perché questo provvedimento innalzerà il grado di diffidenza/sfiducia».
Esperti internazionali come Amnesty, Oms e Unaids «hanno fornito chiare prove di come la criminalizzazione dell’acquisto di servizi sessuali sia non sono inefficace, ma come metta a repentaglio la salute e la sicurezza dei sex workers», concludono le associazioni, ricordando il caso della donna investita da un cliente alcuni giorni fa e soccorsa solo grazie all’intervento delle colleghe.

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