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Ferrara Food penalizzata dall’accordo sul pomodoro 

Ferrara Food penalizzata dall’accordo sul pomodoro 

Parma e Piacenza firmano l’intesa con le Op e inguaiano i produttori estensi. La fabbrica dovrebbe produrre solo 400 mila quintali. Penale sulle eccedenze

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ARGENTA. Un’altra brutta tegola per i produttori ferraresi e in particolare per Ferrara Food. L’accordo sul prezzo del pomodoro a poco meno di 80 euro a tonnellata viene giudicato insoddisfacente. Per giunta segnatamente Parma e Piacenza, approfittando della situazione di Ferrara Food hanno garantito alle propie OP (Organizzazioni di produttori) la produzione di pomodoro scaricando su Ferrara la riduzione di prodotto. In pratica Ferrara Food dovrebbe lavorare 400 mila tonnellate di prodotto, una cifra ritenuta non idonea a mantenere in funzione lo stabilimento. In verità ne potrebbe lavorare una quota maggiore pagando però una penale di venti euro a tonnellata e questo andrebbe a pregiudicare la produzione del pomodoro in quanto gli agricoltori guadagneranno di meno e a questo punto optranno per altre coltivazioni.

«Questo non ci voleva - afferma Mirko Cavallini segretario della Uila-Uil - una doccia gelata che arriva proprio nel momento in cui la Sfir aveva messo sul piatto della bilancia vari immobili per circa 15 milioni di euro da dare in garanzia alle banche che parevano disposte a dare l’ok. L’assessore regionale Simona Caselli e Tiberio Rabboni che è il presidente dell'organizzazione Interprofessionale del pomodoro da industria, organismo che associa sia le OP che le industrie e le cooperative di trasformazione, dovrebbero intervenire. Come sindacati certamente ci mobiliteremo. Lo stesso Rabboni, in un post pubblicato ieri sulla propria pagina Facebook affermava: « prendo atto di un accordo che non soddisfa le associazioni agricole ma che le parti trattanti, agricole, cooperative ed industriali, hanno ritenuto di poter sottoscrivere. Dei contenuti concordati apprezzo la fissazione di un preciso tetto produttivo e la novità di una penale per gli eventuali surplus produttivi a carico esclusivamente delle OP responsabili e non più di tutte le altre. Resta da capire la sorte di Copador e Ferrara Food».


Durissimo Stefano Calderoni, presidente della Cia. «Sembra quasi una presa in giro che l’accordo sul prezzo del pomodoro, del tutto tradivo e insoddisfacente, arrivi quasi in contemporanea al riconoscimento da parte del Ministero delle Politiche Agricole dell’Oi Pomodoro del Nord Italia. Una cifra ridicola, perché non copre i costi di produzione e favorisce unicamente la parte industriale, con i produttori che finiscono per accollarsi tutti i rischi d’impresa e di mercato. Sul nostro territorio – continua il presidente Cia – rimane poi un altro problema tuttora irrisolto: la possibilità di conferire il prodotto a Ferrara Food per la campagna 2017.
 

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