Imprese in crisi, maggiori tutele
Cambia la normativa sulle procedure di allerta per prevenire i fallimenti
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Numerose le novità apportate alle procedure di allerta, uno dei cardini del disegno di legge delega per la riforma della crisi di impresa e dell’insolvenza nel testo approvato alla Camera dei Deputati lo scorso febbraio. L’articolo 4, dopo aver precisato che i meccanismi di allerta non riguardano le società quotate e le grandi imprese con più di 250 dipendenti e, alternativamente, fatturato e attivo superiori a 50 e 43 milioni, affida alle Camere di commercio il compito di incaricare un collegio di esperti per evitare il fallimento e tenere in vita l’impresa. Il Parlamento, dunque, introduce una fase preventiva di allerta per far emergere fin quando si è in tempo un’eventuale crisi d’impresa e una sua risoluzione assistita, cancellando la segnalazione diretta dei creditori qualificati all’autorità giudiziaria. Segnalazione che invece andrà effettuata all’organismo di composizione della crisi costituito proprio presso la Camera di commercio. Introdotti, inoltre, premi per quegli imprenditori che si rivolgano tempestivamente alla procedura di allerta o che facciano ricorso ad altri istituti per la soluzione concordata della crisi. In particolare, oltre ad essere state escluse sanzioni per coloro che non tengono tali condotte, il disegno di legge prevede che le misure premiali possano avere carattere patrimoniale o coinvolgere la responsabilità personale.
Procede, intanto, a pieno ritmo il supporto della Camera di commercio a consumatori e piccoli imprenditori alle prese con la rinegoziazione dei propri debiti: presentato agli organi di informazione il 15 settembre scorso, sono già 9 le procedure in corso gestite dall’Organismo di composizione delle crisi da sovradimensionamento dell’Ente di Largo Castello. Chi, dunque, non può accedere alle procedure previste dalla legge fallimentare (artigiani, commercianti, start up innovative, consumatori e tutti coloro che fino a ieri erano troppo piccoli per fallire) possono infatti rivolgersi, nel caso si trovino ad avere un eccesso di debiti per esempio con le banche o con il fisco, alla Camera di commercio di Ferrara (Organismo accreditato dal Ministero della Giustizia) e proporre ai creditori un accordo di ristrutturazione dei debiti con un piano di rientro che cadenzi secondo le reali possibilità del soggetti, la restituzione almeno di una parte del dovuto. Il debitore, sotto il controllo del tribunale, potrà, alternativamente, formulare una proposta di accordo con i creditori; chiedere la liquidazione del patrimonio o proporre - solo se riveste la qualifica di consumatore - un piano di ristrutturazione dei debiti. Per ulteriori informazioni: 0532/783.923).
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Procede, intanto, a pieno ritmo il supporto della Camera di commercio a consumatori e piccoli imprenditori alle prese con la rinegoziazione dei propri debiti: presentato agli organi di informazione il 15 settembre scorso, sono già 9 le procedure in corso gestite dall’Organismo di composizione delle crisi da sovradimensionamento dell’Ente di Largo Castello. Chi, dunque, non può accedere alle procedure previste dalla legge fallimentare (artigiani, commercianti, start up innovative, consumatori e tutti coloro che fino a ieri erano troppo piccoli per fallire) possono infatti rivolgersi, nel caso si trovino ad avere un eccesso di debiti per esempio con le banche o con il fisco, alla Camera di commercio di Ferrara (Organismo accreditato dal Ministero della Giustizia) e proporre ai creditori un accordo di ristrutturazione dei debiti con un piano di rientro che cadenzi secondo le reali possibilità del soggetti, la restituzione almeno di una parte del dovuto. Il debitore, sotto il controllo del tribunale, potrà, alternativamente, formulare una proposta di accordo con i creditori; chiedere la liquidazione del patrimonio o proporre - solo se riveste la qualifica di consumatore - un piano di ristrutturazione dei debiti. Per ulteriori informazioni: 0532/783.923).
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