renazzo
«Uccisero a pugni l’anziana Meritano l’ergastolo ma...»
di Daniele Predieri
Per l’omicidio il giudice spiega perché ha condannato i due ragazzi-killer Niente carcere a vita, grazie a rito e calcoli giudiziari: delitto commesso con crudeltà
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RENAZZO. Uccisero a pugni Cloe Govoni, un’anziana di 84 anni in casa sua a Renazzo, in via Lunga a e con gli stessi pugni ridussero in fin di vita la nuora Maria Humieniucic, 53 anni che si trovava in casa con lei. Un omicidio e un tentato omicidio brutali per cui il giudice Piera Tassoni ha condannato a 30 anni di carcere Costantin Grumeza e Leonard Veissel, due ragazzi di 24 e 28 anni che il 6 novembre 2015 entrarono nella casa di Renazzo, ben sapendo che avrebbero trovato qualcuno in casa. Per questo motivo, ben sapendo il rischio che correvano («l’evento fu previsto, voluto e accettato», scrive il giudice), l’omicidio che hanno commesso è stato valutato con l’ipotesi più grave, punibile con l’ergastolo, escludendo tutto ciò che le difese avevano proposto: la non intenzione di uccidere (omicidio preterintenzionale) o l’essersi trovati in quella situazione non sapendo, tra i due, cosa l’altro volesse fare, se rubare e rapinare o altro (concorso anomalo).
A parte le questioni tecniche che emergono dalla motivazione della sentenza emessa il 15 dicembre scorso, resta la crudezza e la crudeltà di un fatto che i due ragazzi avevano programmato da giorni. Non a caso, ben sapendo che in quella casa ci sarebbe stato qualcuno. Addirittura svegliandosi alle 5 e mezza del mattino per partire da Castelfranco Emilia e Crespellano dove abitavano (ora sono entrambi in carcere) per recarsi a Renazzo, per il colpo. Tutto questo emerge dalla motivazione depositata, in cui il giudice spiega il perché di una pena così grave. Sulla quale ha influito il comportamento al processo dei due ragazzi. Che hanno cambiato versione tante volte (così anche gli avvocati difensori), accusandosi a vicenda. «Un profilo di personalità - scrive il giudice - assolutamente negativo». Quello di Veissel «improntato alla pervicace menzogna», quello di Grumeza «rendendo diverse versioni, limitandosi da ultimo ad ammettere quanto era innegabile, alla ricerca di una attenzione del prevedile regime sanzionatorio». La pena, l’ergastolo. Poiché spiega il giudice «i due non appaiono meritevoli di attenuazione della pena». Ergastolo però è stato ridotto a 30 anni di carcere, per motivi tecnici: il rito abbreviato con cui si è celebrato il processo (sconto di un terzo di pena) e perché per gli altri reati (rapina e tentato omicidio) per calcoli giudiziari che non consentivano l’aggravante dell’ergastolo. Dunque 30 anni, e bastano questi contro la crudeltà di quella morte a pugni.
A parte le questioni tecniche che emergono dalla motivazione della sentenza emessa il 15 dicembre scorso, resta la crudezza e la crudeltà di un fatto che i due ragazzi avevano programmato da giorni. Non a caso, ben sapendo che in quella casa ci sarebbe stato qualcuno. Addirittura svegliandosi alle 5 e mezza del mattino per partire da Castelfranco Emilia e Crespellano dove abitavano (ora sono entrambi in carcere) per recarsi a Renazzo, per il colpo. Tutto questo emerge dalla motivazione depositata, in cui il giudice spiega il perché di una pena così grave. Sulla quale ha influito il comportamento al processo dei due ragazzi. Che hanno cambiato versione tante volte (così anche gli avvocati difensori), accusandosi a vicenda. «Un profilo di personalità - scrive il giudice - assolutamente negativo». Quello di Veissel «improntato alla pervicace menzogna», quello di Grumeza «rendendo diverse versioni, limitandosi da ultimo ad ammettere quanto era innegabile, alla ricerca di una attenzione del prevedile regime sanzionatorio». La pena, l’ergastolo. Poiché spiega il giudice «i due non appaiono meritevoli di attenuazione della pena». Ergastolo però è stato ridotto a 30 anni di carcere, per motivi tecnici: il rito abbreviato con cui si è celebrato il processo (sconto di un terzo di pena) e perché per gli altri reati (rapina e tentato omicidio) per calcoli giudiziari che non consentivano l’aggravante dell’ergastolo. Dunque 30 anni, e bastano questi contro la crudeltà di quella morte a pugni.
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