Il precedente: ritrovata dopo tre mesi
Un’altra macabra scoperta dopo via Pescherie Vecchie
Appena una decina di giorni fa un’altra storia aveva mostrato con disperata evidenza quanto si possa essere soli e invisibili perfino in una città piccola e a misura d’uomo come Ferrara. Era la tarda...
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Appena una decina di giorni fa un’altra storia aveva mostrato con disperata evidenza quanto si possa essere soli e invisibili perfino in una città piccola e a misura d’uomo come Ferrara. Era la tarda mattinata di mercoledì 1º marzo quando carabinieri, vigili del fuoco e 118 erano accorsi in via Pescherie Vecchie (una traversa di via San Romano) su richiesta del titolare della locanda Erisa preoccupato perché da prima di Natale non vedeva più la donna che abitava nella palazzina di fronte. E al loro arrivo i soccorritori avevano scoperto che la signora, 56 anni, era morta da circa tre mesi. L’avevano trovata in bagno, e dalle condizioni del cadavere il medico legale aveva dedotto che il decesso doveva risalire appunto a metà dicembre, all’epoca in cui il titolare della locanda l’aveva vista l’ultima volta. «Pensavo che fosse andata dai suoi familiari per le feste di Natale - aveva dichiarato - Ma poi non vedendola più ho cominciato ad allarmarmi, e ho deciso di far intervenire i soccorsi». L’uomo si era rivolto all’agente municipale di quartiere, che a sua volta aveva avvisato i carabinieri, arrivati subito sul posto con i vigili del fuoco e il 118. Poco dopo erano stati rintracciato il fratello, che vive in un paese della provincia, proprietario dell’appartamento in cui la donna aveva trascorso i suoi ultimi mesi di vita. La vittima, sofferente di problemi depressivi, a quanto sembra aveva diradato i rapporti con la sua famiglia, al punto che per alcuni mesi non c’erano stati contatti con il fratello. Fino alla tragica scoperta. Talvolta la donna si rivolgeva proprio alla locanda Erisa per prendere pasti da asporto, che poi consumava in casa. Il titolare l’aveva descritta come una persona di poche parole. Si era anche affacciata l’ipotesi che la donna fosse seguita dai servizi sociali, perché qualcuno nella via aveva riferito di aver visto recapitarle pasti a domicilio, ma l’Asp aveva escluso che la donna fosse in carico all’azienda servizi alla persona. I vigili del fuoco avevano dovuto praticare un’apertura porta di emergenza per poter consentire l’ingresso dei soccorsi, che non hanno potuto far altro che prendere atto della conclusione tragica dell’intervento. La morte con ogni probabilità è sopraggiunta per un malore improvviso. Le condizioni di salute della donna del resto erano state rese precarie dallo stato di obesità e dai problemi psicologici che l’avevano indotta ad assumere farmaci antidepressivi.
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