«Correggere su sindacato, voucher, Ue»
Massimo Maisto, neocoordinatore delle mozione Orlando, ha trovato stimolante l’intervista sulla Nuova del renzianissmo Luigi Marattin, e parte da lì per introdurre la sfida congressuale.Marattin dice...
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Massimo Maisto, neocoordinatore delle mozione Orlando, ha trovato stimolante l’intervista sulla Nuova del renzianissmo Luigi Marattin, e parte da lì per introdurre la sfida congressuale.
Marattin dice che l’unità non è un dogma, che il cambiamento è iniziato con Renzi ma a Ferrara c’è un ottimo segretario.
«Curiosa questa difesa di Vitellio, un tempo erano avversari... L’unità non è un dogma, è vero, si fa con i contenuti. Marattin però ha il difetto di voler sempre dare le pagelle dei buoni e dei cattivi, e pensare di poter governare senza consenso. Ha sempre pensato “o con me o contro di me”, ma la politica è un’altra cosa, è concertazione. Sostenere che chi dissente lo fa solo per difendere privilegi è profondamente immaturo. Del resto mi pare occupato a identificare i renziani buoni e cattivi, più che a rivolgersi a noi».
Marattin è sistemato, ma Renzi?
«Renzi è stato un pessimo segretario ma un buon premier, Orlando è stato suo ministro ed è ancora al governo: nessuno di noi vuol buttar via il buono fatto, ma bisogna correggere gli errori, nei rapporti con il sindacato e nei voucher, ad esempio. Il referendum? Non ne abbiamo parlato in assemblea».
Quali sono i contenuti della vostra proposta congressuale?
«Lavoro, diritti e Europa sono i tre capisaldi. Su questi temi credo che Orlando abbia un’impostazione più decisa e riformista di Renzi, meno populista (ricordo quando tolse le bandiere europee per farsi intervistare...). Non dico che Renzi sia populista, solo che Orlando ha posizioni più chiare».
Nel gruppo fondatore a Ferrara ci sono diversi potenziali scissionisti, bersaniani e anche ex civatiani.
«Saranno stati una quindicina su un’ottantina, soprattutto ex civatiani che hanno scelto da tempo di restare nel partito. Del resto ho sempre detto che la scissione è un errore storico».
Marattin dice che l’unità non è un dogma, che il cambiamento è iniziato con Renzi ma a Ferrara c’è un ottimo segretario.
«Curiosa questa difesa di Vitellio, un tempo erano avversari... L’unità non è un dogma, è vero, si fa con i contenuti. Marattin però ha il difetto di voler sempre dare le pagelle dei buoni e dei cattivi, e pensare di poter governare senza consenso. Ha sempre pensato “o con me o contro di me”, ma la politica è un’altra cosa, è concertazione. Sostenere che chi dissente lo fa solo per difendere privilegi è profondamente immaturo. Del resto mi pare occupato a identificare i renziani buoni e cattivi, più che a rivolgersi a noi».
Marattin è sistemato, ma Renzi?
«Renzi è stato un pessimo segretario ma un buon premier, Orlando è stato suo ministro ed è ancora al governo: nessuno di noi vuol buttar via il buono fatto, ma bisogna correggere gli errori, nei rapporti con il sindacato e nei voucher, ad esempio. Il referendum? Non ne abbiamo parlato in assemblea».
Quali sono i contenuti della vostra proposta congressuale?
«Lavoro, diritti e Europa sono i tre capisaldi. Su questi temi credo che Orlando abbia un’impostazione più decisa e riformista di Renzi, meno populista (ricordo quando tolse le bandiere europee per farsi intervistare...). Non dico che Renzi sia populista, solo che Orlando ha posizioni più chiare».
Nel gruppo fondatore a Ferrara ci sono diversi potenziali scissionisti, bersaniani e anche ex civatiani.
«Saranno stati una quindicina su un’ottantina, soprattutto ex civatiani che hanno scelto da tempo di restare nel partito. Del resto ho sempre detto che la scissione è un errore storico».
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