«Posto soppresso». Licenziata a 55 anni
L’azienda Yara le ha dato un giorno di preavviso la vigilia della festa della donna. Sindacati pronti allo sciopero
FERRARA. Licenziata a 55 anni il giorno della Festa della Donna con un preavviso di 24 ore. È stato un 8 marzo alla rovescia per una dipendente di Yara, che si è vista recapitare il benservito dall’azienda per cui lavorava da vent’anni, e dove attualmente ricopriva il ruolo di quadro di primo livello nel settore Risorse Umane.
Senza informare sindacati e Rsu - con i quali peraltro erano state consolidate buone relazioni - Yara ha deciso di interrompere il rapporto di lavoro «per motivi economico-amministrativi», negando inoltre la possibilità di ragionare su una eventuale ricollocazione. Semplicemente: il posto di lavoro è stato soppresso, e l’unica strada percorsa è stata quella del licenziamento.
Inutile dire che la vicenda ha messo in fibrillazione sindacati, istituzioni e mondo politico. Il pensiero corre al caso Luca Fiorini-Basell, ma il vero precedente va cercato nelle premesse della vicenda-Fiorini, ovvero nel licenziamento a freddo di due operaie Basell, poi rientrato sull’onda delle proteste sindacali.
Tutti segnali, osserva il segretario del chimici Cgil Fausto Chiarioni, di una svolta muscolare nelle relazioni industriali all’interno del Petrolchimico che non può che preoccupare. «C’è grande rabbia - afferma - Per noi è un licenziamento incomprensibile; la situazione di Yara, un’azienda che nel 2015 ha investito nello stabilimento ferrarese 70 milioni di euro per migliorare il rendimento delle caldaie, non giustifica la soppressione di un posto di lavoro per motivi economici, nè può essere spiegato con il calo del prezzo dell’urea. L’azienda ha deciso in modo unilaterale, escludendo i sindacati, è questo ha prodotto uno strappo gravissimo».
La reazione è stata immediata: è stato proclamato lo stato di agitazione con la richiesta, da parte dei tre sindacati confederali dei chimici, di ritirare subito il provvedimento. «Vogliamo un incontro con Yara, lunedì 13 marzo, e se l’azienda resterà sulle sue posizioni, sarà sciopero». Si è detta pronta a incrociare le braccia la quasi totalità dei lavoratori che, numerosi, in questi giorni hanno preso parte alle assemblee: «Su 75 - fa sapere ancora Chiarioni - si sono contati solo tre voti contrari e tre astenuti. Tutti gli altri si sono dichiarati favorevoli allo sciopero». Perché il problema, in realtà, riguarda tutti: «Pensavamo di aver superato la vicenda dei licenziamenti forzati di Basell e che non avremmo più rivisto all’interno del nostro sito simili azioni fuori dalla nostra cultura sindacale e dall’approccio etico e responsabile spesso sbandierato dalle multinazionali del sito», scrivono Cgil, Cisl e Uil.
A nome di tutta l’amministrazione comunale, l’assessore al Lavoro e al Petrolchimico Caterina Ferri esprime solidarietà alla lavoratrice: «L'auspicio è che l'azienda possa recedere dalla propria decisione e cercare in ogni modo una soluzione alternativa interna. Yara ha investito recentemente decine di milioni di euro sul sito ferrarese riqualificando lo stabilimento e ha sempre risposto positivamente agli appelli delle Istituzioni locali, ricollocando al proprio interno lavoratori espulsi da crisi aziendali del polo chimico. Quindi confidiamo che si raggiunga un accordo che non comprometta il buon livello delle relazioni industriali e i rapporti dell'azienda con il territorio».
Il Pd domani presenterà un question time in consiglio chiedendo alla giunta «di effettuare una massiccia opera di moral suasion per disincentivare in futuro comportamenti simili».
Alessandra Mura
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