poi il “testamento”
La dedica a due carristi scomparsi
CENTO. Sulle note di We are the champions I Ragazzi del Guercino con il presidente Luca Pedrazzi hanno festeggiato alla grande la vittoria, sfilando in una piazza gremita. «Ha vinto il carnevale. Una...
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CENTO. Sulle note di We are the champions I Ragazzi del Guercino con il presidente Luca Pedrazzi hanno festeggiato alla grande la vittoria, sfilando in una piazza gremita. «Ha vinto il carnevale. Una vittoria arrivata dopo tanti sacrifici a coronamento del lavoro di un anno. Siamo un gruppo compatto e allegro, che ama il carnevale. Vincitori a Cento dopo 10 anni, dedichiamo questa vittoria a due carristi scomparsi che sono da sempre nel nostro cuore. Sono Luciano Querzé e Roberto Cortesi. Altra dedica a tutti i soci che collaborano da un anno a questa parte per arrivare a questo risultato, ma soprattutto a Dino Govoni». La festa in casa Ragazzi del Guercino proseguirà per giorni e giorni, come succede di solito, in vista del tradizionale e goliardico funerale delle altre società carnevalesche.
La chiusura ufficiale è stata comunque l’atteso testamento di Tasi: il cappello è andato ad Aproniano Tassinari che «ha portato l’eleganza in Partecipanza, la giacca di lana fine al sindaco Toselli (bestia elettorale), la camicia (con i «polsini fini per prendere i malandrini»), al comandante dei carabinieri Lembo, la cravatta a Beppe Camerini, il portafoglio a Vincenzo Tassinari, ex presidente Coop Italia, i bragoni a Diego Contri («giovanotto di rilevanza»), la cinghia al medico Ernesto Borgatti, i bottoni al presidente del consiglio comunale Matteo Veronesi («che sa tutto lui»), le scarpe a Piero Lodi («che sembrava dovesse continuare a fare strada a Cento»), la volpe all’avvocato Vincenzo Giberti. Poi il gran finale con rogo di Tasi e lo spettacolo con i fuochi d’artificio musicati.
La chiusura ufficiale è stata comunque l’atteso testamento di Tasi: il cappello è andato ad Aproniano Tassinari che «ha portato l’eleganza in Partecipanza, la giacca di lana fine al sindaco Toselli (bestia elettorale), la camicia (con i «polsini fini per prendere i malandrini»), al comandante dei carabinieri Lembo, la cravatta a Beppe Camerini, il portafoglio a Vincenzo Tassinari, ex presidente Coop Italia, i bragoni a Diego Contri («giovanotto di rilevanza»), la cinghia al medico Ernesto Borgatti, i bottoni al presidente del consiglio comunale Matteo Veronesi («che sa tutto lui»), le scarpe a Piero Lodi («che sembrava dovesse continuare a fare strada a Cento»), la volpe all’avvocato Vincenzo Giberti. Poi il gran finale con rogo di Tasi e lo spettacolo con i fuochi d’artificio musicati.
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