Sequestrati 223 appartamenti del residence "Regina Mare"
Dopo il processo e la condanna per abusivismo edilizio è scattato il provvedimento della Guardia di Finanza sulle villette in spiaggia per un valore di 20 milioni di euro
COMACCHIO. Dopo il processo scatta il sequestro: la Tenenza della Guardia di Finanza di Comacchio ha infatti sottoposto a sequestro 223 appartamenti che fanno parte del complesso residenziale “Regina Mare”, a Lido Pomposa, di proprietà di due società immobiliari comacchiesi, per un valore di oltre 20 milioni di euro.
L’indagine che si era concentrata sul settore urbanistico – condotta da tempo dai militari della Tenenza della Finanza di Comacchio – aveva visto lo scorso gennaio la condanna in primo grado, da parte del Tribunale di Ferrara, alla pena di un anno di arresto e 20.000 euro di ammenda dei tre imputati (Massimiliano Tomasi, rappresentante legale della società committente dei lavori del Gruppo Tomasi case; Guido Zarattini, progettista del residence,tecnico privato e Antonio Pini, dirigente del Comune di Comacchio tecnico pubblico) per la “lottizzazione abusiva” dell’area oggetto dell’intervento edilizio.
Nella sentenza del giudice Alessandra Testoni, oltre la condanna era stata accolta la richiesta della Procura (pm Ombretta Volta) della Repubblica, disponendo il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di una parte degli immobili situati nell’area di oltre 65.000 mq (nella sentenza era stato indicato genericamente il sequestro solo degli immobili invenduti, senza quantificarli e specificarli). In seguito alla sentenza ulteriori accertamenti hanno permesso di individuarli e indicarli arrivando a dare un valore per i beni sequestrati che ammonta a oltre 20 milioni di euro.
La contestazioni al processo riguardavano il rilascio - da parte del dirigente comunale, Pini, alla società del Gruppo Tomasi, proprietaria dell’area – di illegittimi permessi di costruire per la realizzazione del complesso residenziale; l’illegittimità si fondava sulla mancata conformità dei permessi a tutta una sierie di vincoli: direttive dei piani urbanistici sovraordinati regionali e provinciali riguardanti la tutela delle zone urbanizzate in ambito costiero (il complesso si trova a poche centinaia di metri dalla riva e al Piano Regolatore del Comune di Comacchio.
Con i titoli autorizzativi contestati, il Piano Urbanistico Esecutivo “Regina Mare” non avrebbe rispettato le previsioni minime di edificazione e il rispetto delle cubature di costruzione rispetto alle aree verdi: in materia di salvaguardia della morfologia litoranea e cio avrebbe comportando una riduzione di oltre 22.000 mq dell’aree destinate al soddisfacimento della collettività (parchi, percorsi e spazi per la sosta pedonali e ciclabili, zone destinate al tempo libero, ecc.), utilizzati invece per la costruzione dell’intera opera edilizia.
Ricordiamo che i legali dei tre imputati hanno già annunciato appello parlando a suo tempo di “sentenza ingiusta” e assolutamente non aderente alla realtà.Il processo aveva messo in luce il vespaio di norme in materia amministrativa, sulle quali è nata la contesa giudiziaria: tra piano regionale (Ptpr), piano provinciale (Ptcp) e i Pue (piani urbanistici esecutivi) votati dallo stesso consiglio comunale di Comacchio e poi approvati dalla stessa Provincia di Ferrara, in contrasto con le violazioni al centro del processo del proprio piano provinciale, sulla base delle quali l'accusa sostiene vi sia stato l'abuso edilizio. La difesa ha sempre ribadito il rispetto delle norme e ha parlato di colossale abbaglio perché tutto in regola e di una accusa che si basa sulla mera ed erronea interpretazione di norme.
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