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Futuro incerto per gli immobili che passano dalla Carife a Bper 

di Gian Pietro Zerbini
Futuro incerto per gli immobili che passano dalla Carife a Bper 

Già al lavoro a Ferrara i nuovi dirigenti della Popolare dell’Emilia Romagna per l’acquisizione Il piano di razionalizzazione degli sportelli mette a rischio di vendita anche la storica sede centrale

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Sicuramente è l’affare dell’anno. L’acquisto effettuato di Bper della Cassa di Risparmio di Ferrara alla cifra simbolica di 1 euro si sta dimostrando particolarmente vantaggioso per la banca popolare emiliana con sede a Modena.
In questi giorni sono iniziati i contatti diretti, con funzionari e tecnici di Bper che sono a Ferrara per studiare la situazione e l’incorporazione della banca ferrarese. Un lavoro complesso che durerà alcuni mesi prima di arrivare a regime, ma già la nuova direzione sta studiando le strategie per meglio operare nel territorio ferrarese.
Oltre a rilevare la Carife con il minimo sforzo finanziario, ricevendo una banca ripulita anche dalle famose scorie deteriorate e quasi dimezzata nel numero dei dipendenti, la Banca Popolare dell’Emilia Romagna ha anche da gestire un non indifferente patrimonio immobiliare ottenuto sempre per quel prezzo. Si tratta di un cospicuo pacchetto milionario ricevuto in dote, patrimonio dove spicca anche la storica sede generale in viale Cavour 108.
Il palazzo, edificato tra il 1907 e il 1910 su progetto di Luigi Barbantini con la supervisione di Gaetano Koch, il famoso progettista del palazzo della Banca d’Italia in via Nazionale a Roma.
«In stile neorinascimentale - si legge nella schede storico-tecnica del palazzo sul sito dell’Abi - di architettura severa e grandiosa, con tre ordini di finestre sul davanti e sulle fiancate, quattro su quella posteriore. Abbondanti ma sobrie le decorazioni in marmo bianco, un artistico portale con balcone, anch’esso marmoreo. Fu inaugurato nel giugno 1910 da Vittorio Emanuele III».
Un palazzo e un simbolo, dove per oltre un secolo ha sventolato dal balcone la bandiera della Cassa di Risparmio di Ferrara e che ora potrebbe essere anche venduto. Bisogna conoscere ancora le strategie dei nuovi padroni modenesi, ma mantenere una ulteriore sede rappresentativa a Ferrara, non sembra al momento una priorità. Anzi, in sede di riorganizzazione degli sportelli sparsi nel territorio, anche in chiave di razionalizzazione delle risorse patrimoniali, è facile intuire che molti edifici di proprietà della banca possano essere messi anche all’asta in caso di mancato uso, o destinati alla locazione in cambio di un canone d’affitto.
Non è un momento particolarmente felice questo per la compravendita immobiliare, anche se è pur vero che nell’ultimo anno c’è stato un aumento delle trattative rispetto ad una situazione stagnante negli anni della crisi.
Tra le conseguenze delle vendita di Carife c’è anche questo aspetto non secondario che potrebbe animare nei prossimi mesi il mercato immobiliare ferrarese, ben sapendo però che certi palazzi sono difficili da collocare come ad esempio la vecchia sede della Banca d’Italia a Ferrara in piazza Torquato Tasso.
Dopo il trasferimento infrgruppo della partecipazione dalla controllata Banca Modenese S.p.A. alla Capogruppo, avvenuto nel dicembre del 2007, la società Carife S.E.I. ha assunto la gestione di parte del patrimonio immobiliare del Gruppo Carife. «La struttura dedicata - secondo le finalità con la quale è stata costituita - è in grado così apportare ragionevolmente vantaggi in termini di efficienza e razionalizzazione, anche in previsione di future acquisizioni».
Anche il futuro di Carife S.E.I è quindi tutto da inventare, considerato anche la sua attività specifica nel settore immobiliare.
Bper è al lavoro e avrà anche l’importante compito di riportare fiducia nei risparmiatori ferraresi duramente provati dall’esperienza del commissariamento prima e del decreto “salva banche” poi, che ha portato all’azzeramento di molte quote di risparmio investite in azioni e obbligazioni subordinate.
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