Radioterapia al completo «E tanti pazienti da fuori»
Uno dei due acceleratori lineari dell’ex Sant’Anna trasferito nell’ospedale di Cona Il servizio assiste oltre mille malati l’anno, molti da Rovigo, Bologna e Modena
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L’hanno smontato pezzo per pezzo nella vecchia sede di corso Giovecca per rimontarlo a dieci chilometri di distanza, in una stanza schermata del polo di Cona. Al Sant’Anna è arrivato il terzo acceleratore lineare del reparto di Radioterapia oncologica, unità operativa «che si presenta tra le più complete della regione, dal punto di vista impiantistico. Solo Reggio Emilia - osserva il direttore dell’unità operativa, Giampaolo Zini, 61 anni - può contare attualmente su un’offerta simile». Una condizione che fino ad oggi ha consentito al servizio di attrarre un notevole flusso di pazienti anche da fuori provincia.
Sono 150-200, su un totale di circa 1.100 all’anno, i malati che si spostano da Rovigo, dall’alto bolognese e dal modenese per raggiungere Ferrara e bombardare con le radiazioni le cellule di un tumore o di una metastasi. L’impianto appena trasferito a Cona è stato acquistato dall’azienda ospedaliera nel 2007 e ha ancora alcuni anni di vita attiva davanti a sè. Entrerà in funzione dopo l’allestimento del bunker dove l’acceleratore sarà collocato.
Nel Nuovo Sant’Anna si affianca alla Iort, la Radioterapia intraoperatoria, tecnologia impiegata soprattutto contro il tumore alla mammella durante l’intervento chirurgico, alla brachiterapia, che usa le radiazioni “di contatto” contro i tumori ginecologici e altri tipi di neoplasie, e all’acceleratore lineare acquistato nel 2016 per 2,7 milioni di €, uno degli impianti più sofisticati e precisi oggi disponibili nelle strutture sanitarie regionali. «L’anno scorso è entrata in funzione anche una Tac dedicata per i pazienti della Radioterapia, costata 550mila euro - ricorda Zini - ora siamo quasi al completo». L’operazione trasloco si inserisce anche in un quadro di azioni di risparmio che puntano a concentrare specialità e funzioni all’interno dell’ospedale di Cona. L’azienda ospedaliera, dall’anno scorso in piano di rientro, ha già programmato infatti la dismissione dell’ultima macchina attualmente in servizio nell’ex Sant’Anna, che per obsolescenza (è del 2001) sarà disattivata entro l’estate. Di fatto sarà chiuso, nell’anello di corso Giovecca, l’ultimo servizio di cui era stato programmato a suo tempo il trasloco a Cona con un risparmio di alcune centinaia di migliaia di euro all’anno (si dice circa 400mila) che si andranno a sommare al milione circa che l’ospedale prevede di economizzare grazie allo spostamento della Medicina Riabilitativa e del reparto Grandi Traumatizzati encefalici a Cona e nell’anello dell’ex Sant’Anna, trasloco che dovrebbe andare in porto a cavallo tra l’estate e l’autunno.
«Oggi la Radioterapia abbinata alla chemioterapia può migliorare le possibilità di guarigione per alcuni tipi di tumore, in particolare per la mammella, la prostata e il retto. L’altro lato della medaglia, però, è che tende a ridursi il numero dei pazienti assistiti a causa dei tempi di funzionamento di questi sofisticati dispositivi. Nel tempo - prosegue Zini - potremmo perdere una quota di mobilità attiva».
Radioterapia è una delle unità operative che rischia, per i “limiti di bacino” imposti dalla legge Balduzzi, di non avere tra qualche anno una direzione locale.
Il S. Anna ha chiesto alla Regione di mantenere la guida a Ferrara. «In qualsiasi caso non cesserebbe il servizio, il coordinamento però potrebbe essere fatto da un’altra unità operativa della regione. Se questo avvenisse si andrebbe verso una maggiore specializzazione ma una parte di utenza potrebbe essere indirizzata verso sedi fuori provincia», conclude Zini. (gi.ca.)
Sono 150-200, su un totale di circa 1.100 all’anno, i malati che si spostano da Rovigo, dall’alto bolognese e dal modenese per raggiungere Ferrara e bombardare con le radiazioni le cellule di un tumore o di una metastasi. L’impianto appena trasferito a Cona è stato acquistato dall’azienda ospedaliera nel 2007 e ha ancora alcuni anni di vita attiva davanti a sè. Entrerà in funzione dopo l’allestimento del bunker dove l’acceleratore sarà collocato.
Nel Nuovo Sant’Anna si affianca alla Iort, la Radioterapia intraoperatoria, tecnologia impiegata soprattutto contro il tumore alla mammella durante l’intervento chirurgico, alla brachiterapia, che usa le radiazioni “di contatto” contro i tumori ginecologici e altri tipi di neoplasie, e all’acceleratore lineare acquistato nel 2016 per 2,7 milioni di €, uno degli impianti più sofisticati e precisi oggi disponibili nelle strutture sanitarie regionali. «L’anno scorso è entrata in funzione anche una Tac dedicata per i pazienti della Radioterapia, costata 550mila euro - ricorda Zini - ora siamo quasi al completo». L’operazione trasloco si inserisce anche in un quadro di azioni di risparmio che puntano a concentrare specialità e funzioni all’interno dell’ospedale di Cona. L’azienda ospedaliera, dall’anno scorso in piano di rientro, ha già programmato infatti la dismissione dell’ultima macchina attualmente in servizio nell’ex Sant’Anna, che per obsolescenza (è del 2001) sarà disattivata entro l’estate. Di fatto sarà chiuso, nell’anello di corso Giovecca, l’ultimo servizio di cui era stato programmato a suo tempo il trasloco a Cona con un risparmio di alcune centinaia di migliaia di euro all’anno (si dice circa 400mila) che si andranno a sommare al milione circa che l’ospedale prevede di economizzare grazie allo spostamento della Medicina Riabilitativa e del reparto Grandi Traumatizzati encefalici a Cona e nell’anello dell’ex Sant’Anna, trasloco che dovrebbe andare in porto a cavallo tra l’estate e l’autunno.
«Oggi la Radioterapia abbinata alla chemioterapia può migliorare le possibilità di guarigione per alcuni tipi di tumore, in particolare per la mammella, la prostata e il retto. L’altro lato della medaglia, però, è che tende a ridursi il numero dei pazienti assistiti a causa dei tempi di funzionamento di questi sofisticati dispositivi. Nel tempo - prosegue Zini - potremmo perdere una quota di mobilità attiva».
Radioterapia è una delle unità operative che rischia, per i “limiti di bacino” imposti dalla legge Balduzzi, di non avere tra qualche anno una direzione locale.
Il S. Anna ha chiesto alla Regione di mantenere la guida a Ferrara. «In qualsiasi caso non cesserebbe il servizio, il coordinamento però potrebbe essere fatto da un’altra unità operativa della regione. Se questo avvenisse si andrebbe verso una maggiore specializzazione ma una parte di utenza potrebbe essere indirizzata verso sedi fuori provincia», conclude Zini. (gi.ca.)
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