La Nuova Ferrara

Ferrara

Dal tessile alla droga: capannoni riconvertiti 

di Daniele Predieri
Dal tessile alla droga: capannoni riconvertiti 

A Mesola una coltura con 900 piante di marijuana, blitz della polizia

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Ieri c’erano le macchine da cucire, dentro i capannoni oscurati dove si lavorava a ciclo continuo, 24 ore su 24, con intere famiglie e bambini, dove si lavorava, si viveva e dormiva in condizioni quasi di schiavitù. Oggi, dopo la crisi del tessile e del mercato delle false griffe e contraffazioni, la criminalità cinese, o come la chiamano tanti in modo diretto, la nuova “mafia cinese” ha scelto di investire nel verde, nelle piante di marijuana. Abbattendo anche la manodopera.
Il capannone in campagna
Il primo segnale nel Ferrarese è stato la scoperta di un capannone agricolo, a Mesola, in via Foschini, di una coltivazione di 900 piante, dove sono arrivati gli uomini della Polizia di Stato, Squadra mobile di Ferrara, arrestando l’unico lavoratore presente, il giardiniere che le custodiva, controllava e le faceva crescere: Chen Yang, 53 anni. «Sono qui per caso» ha tentato di dire ai poliziotti con l’interprete, visto che non sa nemmeno una virgola di italiano. Nessuno gli ha creduto, tantomeno il giudice che ne ha ordinato la custodia in carcere per coltivazione di droga, convalidando il suo arresto e fissando il processo al prossimo al 6 giugno. Anche perchè non ha saputo nè voluto spiegare e giustificare il motivo per cui avesse a disposizione sette telefonini cellulari e 5.500 euro in contanti a disposizione e 25 grammi di droga pronti per lo spaccio: chissà, forse un campione di prova!
Mafia dietro al giardiniere
Perchè l’ipotesi sempre più concreta è che dietro Chen Yang, il giardiniere cinese arrestato, ci sia la mafia cinese che da Prato fino al Padovano e al Bolognese ha deciso di riciclare i capannoni del tessile con altra attività ben più remunerativa, la coltivazione di marijuana. Chen Yang adesso è in carcere e di fatto era domiciliato nel casolare attiguo al capannone, al quale si accedeva con un buco nella parete nascosta da un armadio (tanto per sottolineare la consapevolezza della totale illegalità dell’attività).
Un raccolto da 50 chili di droga
Era lui a prendersi cura delle piante di “maria” in vaso: 500 al piano terra, altre 300 nelle tra stanze al piano superiore. Una vera e propria fabbrica della droga che secondo i calcoli approssimativi produceva, - il raccolto scoperto - 50 chili di droga, per mezzo milione. A fronte di un investimento in tecnologia di tutto rispetto: perchè per far crescere le piante, occorre saperlo fare e avere gli impianti giusti. Ecco allora in una parte del capannone il semenzaio (dove far crescere le piante dal seme), e poi in altre varie stanze, il ciclo della crescita delle piante, tutte in vaso. In ambienti riscaldati 24 ore su 24, oscurati all’esterno, e alle pareti coperture riflettenti per permettere alle lampade led di far rimbalzare la luce.
Un giorno per caricare tutto
Ambienti ventilati con un impianto di aerazione sofisticatissimo, tanto che alla fine gli uomini della squadra mobile hanno impiegato oltre un giorno per caricare tutto il materiale sequestrato: oltre le 900 piante, 80 lampade led, 80 trasformatori, 6 ventilatori, 7 convogliatori di ventilazione che portavano l’aria dentro e fuori. Ma occorreva tanta, tantissima energia elettrica: ecco allora l’altro trucco per cui Chen Yang è stato denunciato per furto di energia nonostante avesse fatto regolarmente l’allacciamento all’Enel, per 3 kilowatt.
Furto di energia elettrica
Perchè in realtà il vero allacciamento era stato fatto a monte, sulla linea generale Enel, per rubare l’energia elettrica: non a caso il contatore regolare non registrava nessun consumo, mentre si può immaginare quale potesse essere per illuminare, scaldare e portar dentro e fuori aria calda e fredda nella “fabbrica” di marijuana, per la crescita dalle piante. Ora oltre le indagini su chi ci sia dietro Chen Yang, di rito quelle su chi e perchè ha affittato casa e capannone. Primi atti contro la mafia cinese nel Ferrarese. E come spiega il questore Antonio Sbordone, si dovrà capire il perchè di questa presenza.

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