La Nuova Ferrara

Ferrara

Gli artigli del dragone da Prato a Emilia e Veneto

Gli artigli del dragone da Prato a Emilia e Veneto

Sequestri anche a Padova, Treviso, Reggio, Imola: la droga per il Nord Europa Quello di Mesola è il quantitativo maggiore mai scoperto nella nostra provincia

3 MINUTI DI LETTURA





Il dirigente della Squadra mobile ferrarese, Andrea Crucianelli, lo dice senza timor di smentita: «Quello di Mesola è il più grosso sequestro di piante di marijuana mai eseguito nella nostra provincia». Al capannone di Mesola, ad arrestare Chen Yang e al sequestro record, però, la polizia non è arrivata per caso: perché dietro alla coltivazione scoperta nel Ferrarese c’è davvero la mafia cinese.
Una lunga catena criminale
Una catena criminale che coltiva e produce droga e poi la piazza in tutto il Nord Europa (e forse anche qui da noi). Il blitz ferrarese è la fase finale di indagini in corso da mesi partite da Prato e da Padova, dove il boss di turno, un cittadino cinese di 41 anni individuato da procura di Padova e carabinieri di Prato, gestiva il grande business “verde”: una nuova attività per sfuggire ai controlli sulle aziende tessili in mano ai cinesi nel capoluogo toscano. Da qui la produzione verde, delocalizzata in Emilia Romagna e Vento. Il blitz della mobile cittadina risale a venerdì scorso, quando dopo le indagini, appostamenti e verifiche, agenti e ispettori sono entrati nel casolare di Mesola in via Foschini a colpo sicuro. «Sapevamo di questa attività da altre indagini - spiegava ieri il dirigente Crucianelli - grazie alle indicazioni dei colleghi di Padova, perché si tratta di un fenomeno che si sta diffondendo sempre più in capannoni abbandonati, uno di questi quello di Mesola».
La mappa delle fabbriche
Appena una decina di giorni fa, invece, un altro blitz era scattato da parte della Squadra mobile di Padova, a Montagnana: dove in un casolare di campagna sono state trovate 1640 piante di marijuana: anche in questo caso un cittadino cinese, 33enne, era stato arrestato per coltivazione ai fini di spaccio e furto di energia elettrica. Ma la mappatura della mafia cinese non si ferma al Padovano.
A fine febbraio una maxi serra era stata scoperta a Castel del Rio (Imola): sequestro di migliaia di piante per un milione di euro: il 42enne cinese, senza documenti, al momento del blitz ha scambiato le forze dell’ordine per acquirenti:anche per lui stessi reati, coltivazione e furto di energia. Cinque giorni fa a Reggio Emilia, in un casolare in aperta campagna, un altro capannone con 648 piante, arrestato un cinese 24enne. Si cambia provincia, stessi fatti: nella frazione Fiumicino di Savignano sul Rubicone (Forlì), altra fabbrica di “maria”, migliaia di piante, valore 2 milioni di euro.
Droga confezionata sottovuoto
Dall’Emilia al Veneto, la catena della mafia cinese non si interrompe. La settimana scorsa altre “fabbriche” scoperte: prima a Riese, provincia di Treviso: due cinesi arrestati, che facevano i turni come custodi-giardinieri. Poi ancora in provincia di Padova: quattro “fabbriche” a Piove di Sacco, Bagnoli, Cadevigo e Agna. Quintali di marijuana destinata ai mercati del Nord Europa (Olanda, Germania e Inghilterra). La droga viaggiava seguendo le rotte del tessile “made in China”, veniva confezionata sottovuoto e nascosta negli imballaggi di abiti e capi di abbigliamento.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google