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Nell'ippodromo di Ferrara vive l’area riaperta al pubblico

di Marcello Pulidori
Nell'ippodromo di Ferrara vive l’area riaperta al pubblico

Lunedì il Comune ha dato seguito pratico all’intervento di Vitellio (Pd) in consiglio. Ma per evitare il rischio degrado servirebbero fondi oggi difficilmente reperibili

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FERRARA. Missione compiuta. La interrogazione sui cancelli dell’ippodromo presentata dal consigliere comunale Luigi Vitellio e datata 27 febbraio scorso, ha dato i frutti sperati. Lunedì scorso infatti il Comune ha riaperto al pubblico l’intera area, dopo una chiusura che aveva creato più di un malumore. Una notizia importante perché, per altri versi, l’ippodromo comunale di Ferrara, nella omonima via (quartiere via Bologna) è a rischio degrado. Il tema era quello della riapertura al pubblico del parco annesso alla pista. È vero: i soldi del Comune sono pochi, e (tenendo conto di una Spal che veleggia verso uno storico ritorno in serie A) spenderne anche solo uno per l’ippodromo, vorrebbe dire, per sindaco e assessori, rischiare il linciaggio.

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Eppure, c’è un eppure. L’ippodromo di Ferrara è una parte storica della città, vincolata dalla Soprintendenza. L’Unificazione Associazioni Italiane Pura Raza Española (Uaipre) ha ricevuto in uso dal Comune parte delle strutture. Va ricordato che per decenni l’ippodromo è stato uno dei più importanti centri di allevamento di una razza di cavalli – il Cai-Tpr (cavallo agricolo italiano da tiro pesante rapido) che ha segnato, oltre che la storia del trasporto militare in Italia, anche il lavoro agricolo della Pianura Padana. Oggi ospita attività di rilievo, come quella condotta dall’Anffas che si occupa da anni di riabilitazione. Intanto il Comune ha rinnovato l’assegnazione dell’impianto, relativamente alle giornate di corse al trotto, alla Nordest Ippodromi, una società con sede a Villorba.

L’Ippodromo ha importanti caratteristiche: è situato nel centro, in un compendio immobiliare di antico impianto sorto quale centro per la fecondazione equina, e sul quale nel 1929 venne costruita una pista per le corse dei cavalli trottatori. Oltre ai complessi edificati, sui quali sono insediate le scuderie, gli uffici e le tribune, la struttura comprende una pista in terra battuta con manto in sabbione. Nella parte interna si erge inoltre, una torretta in muratura, su due piani, per il controllo delle corse. Il tracciato di gara, misurato ad 1 metro dal bordo pista del ciglione erboso, è di 806 metri. Un patrimonio che va salvato.
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