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Bonzagni di Dosso Lavoratori esasperati: l’azienda è sana 

 Bonzagni di Dosso Lavoratori esasperati: l’azienda è sana 

Fallimento delle Manifatture, i timori dei dipendenti Ancora tutto fermo dopo il tavolo provinciale di confronto

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DOSSO. «Manifesteremo sino all’ultimo: non è possibile che in una società civile si possa consentire che per “interessi” che non guardano al mondo del lavoro, ma solo convenienze di parte, si permetta la chiusura di un’azienda “sana” che anche grazie all’impegno di tutti i suoi lavoratori, in questi due anni è ancora viva e presente sul mercato». Sono esasperati i lavoratori delle Manifatture Bonzagni dopo che, a quasi una settimana dal Tavolo provinciale istituzionale e la “volontà” manifestata davanti al presidente della Provincia Tiziano Tagliani, fra l’amministratore delegato dell’attuale Manifattura Bonzagni ed il curatore fallimentare nel ricercare una soluzione che possa portare a una transazione fra la fallita Manifatture Bonzagni MB e la nuova azienda, «a oggi non c’è stato nessun concreto rapporto per ricercare l’intesa e salvare trenta posti di lavoro». I dipendenti dell’azienda, con il sostegno della Femca Cisl provinciale, temono che «dietro a questa situazione incresciosa, ci siano “interessi esterni” che stanno fortemente ostacolando questa possibile e necessaria trattativa». Così, sindacato e lavoratori ribadiscono che la nuova Manifatture Bonzagni deve «assolutamente assumere una costruttività di offerta per andare incontro a quanto richiesto dalla Curatela, e che quest’ultima assuma come priorità, oltre a quanto previsto dalla legge nel tutelare i creditori, il giusto equilibrio nel consentire anche la continuità dell’attività produttiva di una azienda che in oltre due anni ha visto una conferma economica e di sostenibilità per l’occupazione». Il timore è che alla fine, per «rigidità preconcette, i “contendenti” rimangano entrambi con il “cerino in mano” e che quelli che ci rimetteranno sostanzialmente … siano in primis i lavoratori. Sbalorditivo che inoltre non si stia “parlando” di milioni ma di poche centinaia di migliaia di euro di differenza fra “domanda e offerta”». Da qui la perplessità di lavoratori e sindacato, preoccupati che «l’attuale situazione sia figlia delle motivazioni che hanno portato al fallimento della vecchia società, come se trovassimo di fronte ad una “resa dei conti” che si trascina da almeno tre anni. Quando un’azienda è “decotta”, come sindacato e lavoratori, pur manifestando contrarietà, alla fine “alziamo le mani”. Ma così non può essere quando si vuol far chiudere un’azienda per altre ragioni».

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