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beni congelati per 22 milioni di euro 

Subito scontro in aula sul sequestro 

Subito scontro in aula sul sequestro 

I giudici si riservano sulla convalida agli imprenditori marocchini

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Il sequestro è scattato la settimana scorsa, di beni per 22 milioni di euro intestati, realmente o in modo fittizio - dice l’accusa - a una coppia di imprenditori marocchini, marito e moglie Bilal El Mangar e Souad Mochrik. Un provvedimento deciso d’urgenza dal giudice Alessandro Rizzieri su richiesta di procura e Guardia di finanza perchè vi era il «pericolo della dispersione del patrimonio». Ieri, davanti alla sezione speciale del tribunale, “misure di prevenzione” si è celebrata l’udienza di convalida del sequestro. I giudici Giacomelli, Negri e Lepore a conclusione delle due ore di discussione tra accusa (procura, pm Ombretta Volta) e difese (gli avvocati Pasquale Longobucco per la coppia di imprenditori, Giampolo Remondi per una società immobiliare e Alessandra Palma per una Coop di servizi) si sono riservati la decisione. I giudici dovrebbero decidere solo se convalidare il sequestro urgente (una sorta di riesame quello che loro debbono valutare) e poi potrebbero entrare nel merito del sequestro prossimamente chiedendo integrazioni alle parti o decidere subito se confermarlo o bocciarlo. Ieri l’accusa ha prodotto, spiega un addetto, «un metro cubo di carte», a dimostrazione che la tesi sostenuta per il sequestro è più che giustificata: il sequestro viene adottato come misura di prevenzione contro chi ha elevate disponibilità di denaro e beni senza poterli giustificare, a fronte di arricchimenti ritenuti illeciti e tramite frodi fiscali e dunque «pericoloso socialmente».
Le difese hanno sostenuto che non è assolutamente provato che i beni sequestrati (immobili tra Rovigo, Ferrara, Forlì/Cesena, Roma e Modena) siano riconducibili alla coppia, entrambi condannati a 6 anni e 9 mesi per frode fiscale e truffa all’Inps, reati riconosciuti con l’aggravante dell’associazione a delinquere. E che non vi è stata nessuna intestazione fittizia ai titolari delle altre due società interessate ai sequestri, per cui i loro legali hanno ribadito di avere piena titolarità dei beni, uno su tutti la maxi-villa di via Zanatta, ubicata vicino alle Mura cittadine.

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