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Bracciale elettronico dopo le botte al vicino 

di Daniele Predieri
Bracciale elettronico dopo le botte al vicino 

Condanna a un anno: Carlo Dedoni non potrà uscire nemmeno in cortile Sorvegliato speciale, se sgarra finirà direttamente in carcere

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Finisce tutto con la “condanna” ad un anno di arresti domiciliari, nella casa di via Rambaldi, civico 20: Carlo Dedoni, 64 anni, arrestato per aver picchiato a sangue il vicino di casa, Gian Roberto Luzi ricoverarato con un occhio tumefatto e i segni evidenti di quei pugni bestiali (25 giorni di prognosi), dovrà scontare l’anno tra le pareti di casa. Senza mai sconfinare, nemmeno in cortile. A vigilare sui suoi movimenti, il giudice Sandra Lepore che lo ha processato ieri mattina ha ordinato un braccialetto elettronico che Dedoni avrà al polso, collegato con una centralina in casa e alla centrale del 112 dei carabinieri: nel caso venisse attivato l’allarme (per lo sconfinamento, evasione) per Dedoni si apriranno le porte del carcere.
L’ultimo atto dell’inferno
Questo è solo l’ultimo, in ordine di tempo, dei tanti atti dell’inferno di via Rambaldi, ormai da oltre due anni sulle cronache cittadine con le continue liti innescate dalla famiglia Dedoni, Carlo, la moglie e anche il figlio (che in questa vicenda non c’azzeccano nulla, coinvolti in atri fatti e processi). Dedoni era stato arrestato giovedì sera, per quelle botte senza controllo su Luzi. Mai accaduto un arresto per lesioni: ma qui parliamo di via Rambaldi, di Carlo Dedoni e tutti i guai che ha creato e di cui deve rendere conto. E allora, il magistrato di turno (Isabella Cavallari) dopo aver valutato tutti i pregressi e i precedenti, soprattutto lo stalking di quartiere a carico di Dedoni, ha deciso l’arresto in casa in attesa del processo per direttissima. Ieri mattina i carabinieri sono andati a prenderlo nella casa, per portarlo in tribunale. E qui, mansueto come non mai (almeno all’apparenza) ha spiegato le sue ragioni.
«Sono io il perseguitato»
Ha tentato di passare lui per vittima, dicendo di essere perseguitato, offeso «perchè gli altri sono invidiosi». «Mi dicono sardo o nano di m...» butta lì al giudice e ripete che i suoi vicini «sono invidiosi» del fatto che si sia costruito un’altra casa in via Rambaldi, «che si chiedono come ho fatto visto che ho una macchina scassata». Parla davanti al suo legale (d’ufficio, Giovani Sorgato) e a tutte le parti. Tra i tanti anche Rita Volpi, la moglie di Luzi: il marito ha segni evidenti sul suo corpo dell’inferno che è vivere come vicini di casa di Dedoni.
Questa l anostra condanna
Lei invece li porta dentro, poco dopo il processo già pensa al futuro: «La sentenza dal punto di vista giuridico è corretta», spiega ben consapevole come le hanno spiegato i legali che per le lesioni gravi, questa è la pena massima e che non si può farla scontare in carcere.
Ci deve scappare il morto?
«Ma - riflette la Volpi- ora con Dedoni a casa sua la condanna continua, continuerà il nostro tormento, chiediamo una soluzione per la nostra situazione, prima che ci scappi davvero il morto». Ma giovedì sera, lì davanti alle case di via Rambaldi ai numeri 20 e 30 (quelle di Dedoni e Luzi) si è rischiato davvero che accadesse. E potrebbe accadere.
A processo per stalking
Per questo motivo, alla luce del fatto che Dedoni è sotto processo per stalking di quartiere, il legale di Luzi e della Volpi, l’avvocato Patrizia Micai, annuncia che «la prossima settimana depositerò in procura la richiesta di un provvedimento in carcere, vista la pericolosità di Dedoni». Il processo per stalking (Dedoni imputato con la moglie su quattro persone) inizierà il 23 maggio, davanti al gip Monica Bighetti. E sarà il primo di una lunga serie.

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