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Il M5S: «Le mafie ancora sotto le nostre case» 

di Marcello Pulidori
Il M5S: «Le mafie ancora sotto le nostre case» 

Ieri l’intervento di Giulia Gibertoni, la leader regionale del movimento  Giovedì un meeting-show su Carife con la band del giornalista Paragone

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Le mafie sono oggi confinate soltanto in alcune regioni del sud Italia? «Ma nemmeno per sogno - sbotta Giulia Gibertoni, consigliere regionale e leader del M5S emiliano-romagnolo - , per carità, non si facciano passare messaggi così sbagliati», dice ancora la battagliera esponente del M5S. Ieri mattina la Gibertoni ha preso parte al convegno che si è svolto nella splendida cornice di Palazzo Bonacossi, convegno sul tema Le mafie sotto casa nostra, con Franco La Torre, Gaetano Alessi e Domenico Morace. La Gibertoni (alle ultime Regionali candidata presidente) da tempo si occupa con grande impegno proprio dei temi che ruotano attorno alle infiltrazioni mafiose al nord: «Mai come oggi - ha detto la Gibertoni, sostenuta dagli altri relatori con lei al tavolo della presidenza - abbiamo netta la fotografia di una rete di cellule mafiose presente in questa regione, l’Emilia-Romagna. Oggi - ha ribadito la leader del M5S - vanno tenute ben dritte le antenne, soprattutto da parte di chi ha il compito di perseguire chi delinque e chi corrompe». Passando in rassegna alcuni dei principali casi, anche processuali (vedi l’oramai famosa Operazione Aemilia), la Gibertoni ha messo in evidenza l’impegno del movimento stellato per combattere la criminalità organizzata presente in regione. Basti ricordare che in Emilia-Romagna è già ben radicata la ’ndràngheta fin dagli anni '80. Tra il 1999 e il 2004 scoppia una faida che uccide 12 persone in provincia di Reggio Emilia. Dal 2007 il capo dei Vrenna-Bonaventura diventa un pentito e racconta le attività illecite della sua cosca a Parma e Reggio Emilia. Divenne capo in carcere, proprio a Parma, per volere di suo zio Gianni Bonaventura. Dall'indagine Black Money conclusasi nel 2013 si scopre un coinvolgimento nel gioco d'azzardo illegale via internet ed una manomissione delle macchine da gioco. Nicola Femia, principale esponente del gruppo criminale messo in piedi nel Modenese, è indagato in altre due inchieste che lo vedono in relazione con il clan dei casalesi della zona. Femia, affiliato ai Mazzaferro, in contatto con gli Alvaro e i Valle-Lampada di Milano, svolgeva i suoi affari nell'area di Modena e di Ravenna ma da gennaio 2013 è in carcere. «Per questo - ha concluso la Gibertoni - il nostro impegno deve proseguire». Da ricordare infine che (circuiti per i biglietti Ticketland2000) giovedì sera alle 20,45, alla Sala Estense di Ferrara, il giornalista Gianluigi Paragone sarà il protagonista di un meeting-show dal titolo evocativo, GangBank, che propone di incentrarsi anche sui temi del crac Carife.
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