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La macchina trasformata in trappola

MASSENZATICA. «Ricorderò per sempre quello stridio della frenata ed il gran tonfo avvertito a distanza, mentre stavo passeggiando lungo l’argine del Po. Quando sono arrivata qui davanti al ponte c’era...

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MASSENZATICA. «Ricorderò per sempre quello stridio della frenata ed il gran tonfo avvertito a distanza, mentre stavo passeggiando lungo l’argine del Po. Quando sono arrivata qui davanti al ponte c’era un corri corri tra compaesani, soccorritori, sirene spiegate. È stata una tragedia, un lutto grande». Nelle parole di una donna, tra i residenti di Massenzatica, che ieri non hanno voluto mancare all’inaugurazione del ponte Trapella, traspaiono sgomento, amarezza e senso di impotenza per non aver potuto far nulla per sottrarre ad un infausto destino 4 giovani, rimasti intrappolati nell’abitacolo della BMW, inabissatasi nel canal Bianco il 18 marzo 2014. I soccorsi scattarono subito, intorno alle 17.30, mentre la famiglia Castellani, titolare di un’azienda agricola che dista pochi metri dal ponte, mise anche a disposizione un trattore, per tentare un salvataggio in extremis delle 4 giovani vittime. Purtroppo la Bmw, guidata da Matteo Carli, comacchiese 29enne, dopo il tonfo nel canale, si ribaltò a ruote all’aria, trasformandosi in una trappola mortale anche per gli altri tre giovani occupanti, Nicoleta Carunto, 20enne, e Liliana Dragnescu, 31enne, di nazionalità romena e Stefano Bertaglia, 30enne di Ariano Polesine. L’autovettura di Carli sfondò il parapetto del vecchio ponte Trapella, circostanza da cui prese avvio un tortuoso iter giudiziario in sede penale, conclusosi di recente senza alcuna condanna. Prosegue, invece, il lavoro dei periti incaricati dal Tribunale civile e dalle parti, per il risarcimento dei danni alle famiglie delle vittime.

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