Il mito della velocità dalle supercar ai gioielli
di Samuele Govoni
A Voghenza nasce il laboratorio per la creazione di oggetti di design futuristici Bottoni ha fondato Avéva: coi nostri prodotti uniamo high tech e Made in Italy
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VOGHENZA. Il mito della velocità è senza tempo. Le supercar sportive e il lusso sono alla base di Avéva, start up nata tra Ferrara, Voghenza, Gualdo e Rovigo che, dopo due anni di progetti e gestazione, a gennaio ha preso finalmente il via. L’ideatore e capofila della cordata è Michele Bottoni, trentenne ferrarese che, dopo aver lavorato nel settore delle auto da sogno ha deciso di dedicarsi ad un progetto tutto suo. Da qui è nata Avéva, non un semplice marchio, bensì un concetto: tradurre il mito della velocità anche in oggettistica, utilizzando però materiali ricercati e affidando tutti i passaggi alle mani di artigiani. Non una produzione in serie dunque, ma un “lavoro di fino”, studiato e calibrato; insomma, un lavoro da Made in Italy.
«Creiamo accessori di moda in titanio, fibra di carbonio e cuoio; gioielli dalle linee futuristiche che richiamino lo stile delle supercar e il concetto della velocità. Nel logo che accompagna il marchio - spiega il fondatore Bottoni - compare un atomo a tre cuori: anche la materia più innovativa deve conservare sempre una fibra artigianale, carica di passione. E per la prima collezione, Makuti, che prende nome da antichi e luminosi corpi celesti, i disegni inseguono la velocità, ma le forme sono morbide e pulite, sottolineate da colori cangianti e finiture a specchio».
Attualmente i prodotti sono fruibili e acquistabili “solo” attraverso la rete ma il giovane artigiano/imprenditore ha pensato anche a questo e sta lavorando per portare i prodotti in punti vendita fisici, soprattutto laddove il Made in Italy va per la maggiore, ovvero sul mercato estero.
Peculiare, visti i materiali, è il modello produttivo degli stessi gioielli, con stabilimento proprio a Voghenza: i metalli nobili seguono infatti processi di lavorazione ibridi, spaziando dalla microfusione al tornio a controllo numerico; mentre la fibra di carbonio è addirittura il risultato di uno sviluppo sperimentale in Formula Uno, che conferisce al tessuto resistenza e flessibilità non comuni, oltre che piacevolezza al tatto.
L’elevata propensione tecnologica non vuole però andare a discapito del giusto comfort: «Il contatto con la pelle resta la prima impressione decisiva anche per un gioiello fuori dagli schemi come il nostro. Per questo - chiude Botoni - al metallo abbiamo abbinato il cuoio, scelto viti in acciaio inossidabile e rivestimenti alternativi al nichel».
Samuele Govoni
«Creiamo accessori di moda in titanio, fibra di carbonio e cuoio; gioielli dalle linee futuristiche che richiamino lo stile delle supercar e il concetto della velocità. Nel logo che accompagna il marchio - spiega il fondatore Bottoni - compare un atomo a tre cuori: anche la materia più innovativa deve conservare sempre una fibra artigianale, carica di passione. E per la prima collezione, Makuti, che prende nome da antichi e luminosi corpi celesti, i disegni inseguono la velocità, ma le forme sono morbide e pulite, sottolineate da colori cangianti e finiture a specchio».
Attualmente i prodotti sono fruibili e acquistabili “solo” attraverso la rete ma il giovane artigiano/imprenditore ha pensato anche a questo e sta lavorando per portare i prodotti in punti vendita fisici, soprattutto laddove il Made in Italy va per la maggiore, ovvero sul mercato estero.
Peculiare, visti i materiali, è il modello produttivo degli stessi gioielli, con stabilimento proprio a Voghenza: i metalli nobili seguono infatti processi di lavorazione ibridi, spaziando dalla microfusione al tornio a controllo numerico; mentre la fibra di carbonio è addirittura il risultato di uno sviluppo sperimentale in Formula Uno, che conferisce al tessuto resistenza e flessibilità non comuni, oltre che piacevolezza al tatto.
L’elevata propensione tecnologica non vuole però andare a discapito del giusto comfort: «Il contatto con la pelle resta la prima impressione decisiva anche per un gioiello fuori dagli schemi come il nostro. Per questo - chiude Botoni - al metallo abbiamo abbinato il cuoio, scelto viti in acciaio inossidabile e rivestimenti alternativi al nichel».
Samuele Govoni
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