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Valle Pega invasa da rifiuti e sporcizia: «È così da anni»

Valle Pega invasa da rifiuti e sporcizia: «È così da anni»

Una discarica a cielo aperto all’interno del Parco del Delta. «L’area è sotto sequestro, ma è necessario bonificare»

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COMACCHIO. Si trascina dal 2000 l’intricata vicenda legata alla presenza di ingenti cumuli di rifiuti a cielo aperto, che vede contrapposti, in sede giurisdizionale amministrativa, Comune e rappresentanti legali della società Irma srl, situata in via Arsa Pega, un sottile lembo di strada che collega il Bettolino di Foce al Mezzano. Stefano Bulzoni, referente per Ferrara dell’associazione “Amici della Terra” rileva che è «da anni che quell’area nelle valli del Mezzano, denominata ex stalle Valle Pega, è diventata luogo di abbandono di rifiuti, provenienti dalla lavorazione di fibre di diversa natura. Non si sa cosa rilasciano al suolo quelle abbandonate fuori dai capannoni».

La verifica sul posto con Paola Batistini del gruppo “Fumi di torba” riserva un’amara sorpresa, dato che quantità imprecisate di rifiuti di vario genere, risultano accatastati tanto all’interno dell’area recintata dell’ex-azienda Irma, quanto sul lato opposto, dove permangono, in stato di evidente degrado, vecchi capannoni. «Chiediamo che questa area, immersa nel parco del Delta del Po, venga messa in sicurezza. A noi interessa la salute pubblica - va avanti Batistini -. Sappiamo che l’area è sotto sequestro e che è stato aperto un contenzioso con il Comune, per una ordinanza di ripristino dei luoghi impugnata. Prima di qualsiasi sentenza viene l'interesse pubblico. Si deve bonificare».

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I sigilli posti attorno alla cancellata di ingresso dell’azienda, ormai scarnificata a un rudere, non sembrano integri, ma tutt’attorno all'area perimetrale la rete di recinzione è tagliata in più punti. Nel tempo quindi l’area è diventata ricettacolo di rifiuti, da carta e cartone, plastica, materiali di risulta da cantiere, stoffe e altro ancora. Scenario identico per l’area di fronte alla struttura, con cumuli di rifiuti arrivati chissà da dove e scaricati non si sa come, visto che mancano strade o sentieri di collegamento alla sede stradale. «I residenti ci dicono che i camion continuano ad arrivare - incalza la donna e lo attesta la quantità di percolato che si è formata, da cui provengono odori nauseanti. E pensare che questa è una zona di nidificazione per l’avifauna del parco».

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Per la rappresentante del gruppo “Fumi di Torba” a destare preoccupazione è anche la foto acquisita da Google Maps, la quale evidenzierebbe dimensioni più contenute rispetto a quelle assunte attualmente dai cumuli di rifiuti, che interessano un’area circondata da campi coltivati a cereali. Stefano Bulzoni, referente per Ferrara dell’associazione “Amici della Terra” lancia una proposta «visto che la vicenda è iniziata nel 2000, in contemporanea alle discariche del quadraest. Il Comune di Comacchio - rileva Bulzoni - potrebbe chiedere i soldi per la bonifica alla Regione, come ha fatto il Comune di Ferrara, con esito positivo, per le discariche del quadrante est».

La vicenda un anno fa è balzata in consiglio comunale, attraverso una interrogazione di Davide Michetti, capogruppo de L’Onda, in cui si chiedeva conto al Comune delle azioni intraprese e di quelle da intraprendere e se vi fossero pericoli per la salute pubblica. A riscontro, il sindaco Marco Fabbri aveva fatto presente il «contenzioso, a seguito dell’ordinanza del sindaco del 14 gennaio 2004, a tutt’oggi ancora in via di definizione». I controlli eseguiti da Arpae, prosegue la risposta, non hanno evidenziato situazioni di pericolo.
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