sabato incontro agricoltura e legalità
I beni confiscati alle mafie tornano alla vita a Ferrara
Ad una delle vittime della mafia è intitolata a Ferrara un’aula del tribunale cittadino, a Rosario Livatino, giudice ucciso nel 1990 a 38 anni, proprio per la sua attività nei processi contro le...
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Ad una delle vittime della mafia è intitolata a Ferrara un’aula del tribunale cittadino, a Rosario Livatino, giudice ucciso nel 1990 a 38 anni, proprio per la sua attività nei processi contro le cosche di Agrigento. E così anche Ferrara, dopo le celebrazioni del 21 marzo per “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie” (data riconosciuta da un decreto legge per rilevanza nazionale) propone per sabato prossimo una iniziativa per accendere i riflettori su mafia e lagalità.
Comune di Ferrara, Libera e la Confederazione Italiana Agricoltori dibatteranno su agricoltura e legalità. Un ambito nel quale,
Libera a Ferrara sta lavorando coi volontari della Proloco di Voghiera dal 2013 per restituire vita alla terra. L’iniziativa “Coltivare la legalità” si svolgerà sabato dalle ore 9 al Cinema San Benedetto: dopo l’assessore Chiara Sapigni, il viceprefetto Pinuccia Niglio Ferrara parlerà dei “beni confiscati e ridestinati a fini sociali nella provincia di Ferrara” mentre Stefano Calderoni, presidente Cia Ferrara, interverrà sul tema “Rapporto tra agricoltura e legalità”. Agli interventi seguirà la proiezione del documentario “Bioresistenze” e la presentazione di un caso di agricoltura che resiste alle mafie: Cascina Caccia (cascinacaccia.net). Cascina Bruno e Carla Caccia è un bene confiscato alle mafie a San Sebastiano da Po in provincia di Torino: apparteneva alla famiglia ‘ndranghetista dei Belfiore. Domenico Belfiore è stato indicato da diversi collaboratori di giustizia – ritenuti attendibili dal Tribunale di Torino – come reggente di una vera e propria associazione di stampo mafioso sita nel nord della provincia torinese, con il controllo in tutta l’area metropolitana del traffico di stupefacenti, usura, sequestri di persona, gioco d’azzardo e scommesse. Belfiore è stato condannato all’ergastolo nel 1993 come mandante dell’omicidio del Procuratore Capo di Torino Bruno Caccia, ucciso il 26 giugno 1983 a Torino: proprio dalla Cascina partì l’ordine di ucciderlo, per questo è intitolata a lui e a sua moglie Carla, famigliare di vittima di mafia che a lungo ha desiderato la verità sull’uccisione di suo marito. La mattinata si concluderà con la premiazione del concorso video “F(ilm)a la cosa giusta”, categoria scuole, indetto da Comune con Avviso Pubblico, Libera e il presidio studentesco di Libera “Giuseppe Francese”.
Comune di Ferrara, Libera e la Confederazione Italiana Agricoltori dibatteranno su agricoltura e legalità. Un ambito nel quale,
Libera a Ferrara sta lavorando coi volontari della Proloco di Voghiera dal 2013 per restituire vita alla terra. L’iniziativa “Coltivare la legalità” si svolgerà sabato dalle ore 9 al Cinema San Benedetto: dopo l’assessore Chiara Sapigni, il viceprefetto Pinuccia Niglio Ferrara parlerà dei “beni confiscati e ridestinati a fini sociali nella provincia di Ferrara” mentre Stefano Calderoni, presidente Cia Ferrara, interverrà sul tema “Rapporto tra agricoltura e legalità”. Agli interventi seguirà la proiezione del documentario “Bioresistenze” e la presentazione di un caso di agricoltura che resiste alle mafie: Cascina Caccia (cascinacaccia.net). Cascina Bruno e Carla Caccia è un bene confiscato alle mafie a San Sebastiano da Po in provincia di Torino: apparteneva alla famiglia ‘ndranghetista dei Belfiore. Domenico Belfiore è stato indicato da diversi collaboratori di giustizia – ritenuti attendibili dal Tribunale di Torino – come reggente di una vera e propria associazione di stampo mafioso sita nel nord della provincia torinese, con il controllo in tutta l’area metropolitana del traffico di stupefacenti, usura, sequestri di persona, gioco d’azzardo e scommesse. Belfiore è stato condannato all’ergastolo nel 1993 come mandante dell’omicidio del Procuratore Capo di Torino Bruno Caccia, ucciso il 26 giugno 1983 a Torino: proprio dalla Cascina partì l’ordine di ucciderlo, per questo è intitolata a lui e a sua moglie Carla, famigliare di vittima di mafia che a lungo ha desiderato la verità sull’uccisione di suo marito. La mattinata si concluderà con la premiazione del concorso video “F(ilm)a la cosa giusta”, categoria scuole, indetto da Comune con Avviso Pubblico, Libera e il presidio studentesco di Libera “Giuseppe Francese”.
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