Cinque racconti contro il pregiudizio e per l’integrazione
«Cultura è integrazione, l’arma più efficace per sconfiggere il radicalismo e il terrorismo: chi ama la lingua, la storia e la letteratura di un paese, ama anche i suoi abitanti». Con questo...
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«Cultura è integrazione, l’arma più efficace per sconfiggere il radicalismo e il terrorismo: chi ama la lingua, la storia e la letteratura di un paese, ama anche i suoi abitanti». Con questo messaggio è stato presentato ieri alla residenza comunale di Ferrara, al sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani , al sindaco di Goro Diego Viviani , e al segretario provinciale di Uila Ferrara Mirko Cavallini e ad un numeroso pubblico Il libro “Partire è breve, arrivare è lungo” pubblicato da Agra Editrice per la Fondazione Argentina Altobelli e il sindacato Uila che raccoglie cinque racconti di altrettante scrittrici che hanno vissuto in prima persona l’esperienza dell’emigrazione.
Cinque racconti inediti di altrettante scrittrici (l’italo-somala Ubah Cristina Ali Farah, la brasiliana Rosana Crispim da Costa, l’italo-libanese Leyla Khalil, la serba Elvira Mujcic e l’albanese Anilda Ibrahimi) che oggi scrivono in lingua italiana ma hanno in comune il fatto di aver intrapreso lo stesso, difficoltoso percorso di abbandono del proprio Paese per un viaggio verso l’Europa, seguito dalla ricerca dell’affermazione nel lavoro e nella società.
«Storie importanti, attuali - ha sottolineato Viviani, sindaco di Goro, il comune Ferrarese che ha avuto una ribalta nazionale legata al rifiuto di soggiorno di dodici profughe disposto dalla prefettura -che raccontano bene la difficoltà che la nostra società incontra quando si rapporta con culture ed esigenze diverse dalle nostre. Non possiamo pensare che il problema dell'emigrazione non ci riguardi. Dobbiamo trovare soluzioni e non voltarci da un'altra parte pensando che i problemi verranno risolti da altri». Le storie presentano donne, ragazze, bambini, mogli, mamme e figli che vivono allo stesso tempo le tragedie che muovono l’emigrazione e le speranze che la animano. (l.c.)
Cinque racconti inediti di altrettante scrittrici (l’italo-somala Ubah Cristina Ali Farah, la brasiliana Rosana Crispim da Costa, l’italo-libanese Leyla Khalil, la serba Elvira Mujcic e l’albanese Anilda Ibrahimi) che oggi scrivono in lingua italiana ma hanno in comune il fatto di aver intrapreso lo stesso, difficoltoso percorso di abbandono del proprio Paese per un viaggio verso l’Europa, seguito dalla ricerca dell’affermazione nel lavoro e nella società.
«Storie importanti, attuali - ha sottolineato Viviani, sindaco di Goro, il comune Ferrarese che ha avuto una ribalta nazionale legata al rifiuto di soggiorno di dodici profughe disposto dalla prefettura -che raccontano bene la difficoltà che la nostra società incontra quando si rapporta con culture ed esigenze diverse dalle nostre. Non possiamo pensare che il problema dell'emigrazione non ci riguardi. Dobbiamo trovare soluzioni e non voltarci da un'altra parte pensando che i problemi verranno risolti da altri». Le storie presentano donne, ragazze, bambini, mogli, mamme e figli che vivono allo stesso tempo le tragedie che muovono l’emigrazione e le speranze che la animano. (l.c.)
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