Stessi accusati per danni da mezzo miliardo
La richiesta al tribunale delle imprese. E intanto i difensori preparano memorie contro le bancarotte
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Gli indagati sono pressochè le stesse persone per cui è stata chiesta l’azione di responsabilità, la richiesta danni ora diventata di mezzo miliardo, poi autoridotta a 100 milioni come richiesta. Così pure gli avvocati, che attendevano da giorni gli sviluppi dell’inchiesta madre sul crac, quella ufficializzata con gli avvisi di garanzia/avvisi di proroga indagine notificati in questi giorni. Dunque atti più che annunciati quelli inviati: alcuni degli indagati li aspettavano, altri, ieri, facevano finta di nulla.
Tutti gli ex amministratori indagati per bancarotta fraudolenta per il crac Carife, epoca 2008/2013 per cui - dicevamo - è pendente civilmente la richiesta danni davanti al tribunale delle imprese di Bologna proprio per aver malgestito la Carife. Agli indagati, gli avvisi di proroga sono arrivati in questi giorni via posta, con raccomandata con ricevuta di ritorno, come avviene per tutti gli atti giudiziari, dentro la canonica busta verde. Il recapito, quello personale di casa, non dei legali come avviene di solito nelle comunicazioni di indagini giudiziarie per cui viene eletto domicilio legale.
Una premessa per dire che ieri, tanti indagati erano alla ricerca di avvocati. Tra i tanti interpellati (Filippo Sgubbi, Dario Bolognesi, Gianluigi Pieraccini, Eugenio Gallerani) parola d’ordine è massimo riserbo in vista di atti più concreti da parte degli inquirenti. Quali? Il prossimo atto sarà quello degli interrogatori che potrebbero essere fissati - da quanto trapela - prima dell’estate.
O ancor prima, gli indagati potranno chiedere od offrire chiarimenti: come del resto recita l’atto del giudice Monica Bighetti che ha accolto la proroga della procura, poichè - scrive il gip - «è facoltà degli indagati di presentare memorie entro 5 giorni dalla notifica del presente avviso». Tra gli indagati occorre dire c’è molto disorientamento. Soprattutto da parte di chi è rimasto nel ruolo che adesso viene contestato per poco tempo. Tra questi, ad esempio, il consigliere cda Andrea Calamanti, professore di economia, un supertecnico che siedeva nel cda di Carife fino al 2008/2009, uno dei pochi ad essersi dimesso volontariamente, quasi sbattendo la porta di Carife. Anche Giuseppe Grassano, ex direttore generale per poco meno un anno tra il settembre 2009 e il 2010, già archiviato per il caso della cessione della Banca Treviso a banca Marostica, potrà chiarire il proprio ruolo all’interno di Carife, non certo di “malgestore”.
Tutti dovranno spiegare, comunque, come le decisioni venivano adottate se in modo approfondito oppure, questo il ruolo di consiglieri e membri del collegio sindacale, solo per presa visione. L’inchiesta, inutili dire, è ai primi passi: parliamo ancora di «capi di incolpazione», non ancora di imputazione. Accuse «provvisorie» che danno imprinting chiaro sulle modalità con cui vengono condotte le indagini. Che si preannunciano lunghe e ricche di sviluppi investigativi. Come del resto anche quella sull’aumento di capitale, durata oltre due anno e ora in fase conclusiva, ha riservato alla città.
Tutti gli ex amministratori indagati per bancarotta fraudolenta per il crac Carife, epoca 2008/2013 per cui - dicevamo - è pendente civilmente la richiesta danni davanti al tribunale delle imprese di Bologna proprio per aver malgestito la Carife. Agli indagati, gli avvisi di proroga sono arrivati in questi giorni via posta, con raccomandata con ricevuta di ritorno, come avviene per tutti gli atti giudiziari, dentro la canonica busta verde. Il recapito, quello personale di casa, non dei legali come avviene di solito nelle comunicazioni di indagini giudiziarie per cui viene eletto domicilio legale.
Una premessa per dire che ieri, tanti indagati erano alla ricerca di avvocati. Tra i tanti interpellati (Filippo Sgubbi, Dario Bolognesi, Gianluigi Pieraccini, Eugenio Gallerani) parola d’ordine è massimo riserbo in vista di atti più concreti da parte degli inquirenti. Quali? Il prossimo atto sarà quello degli interrogatori che potrebbero essere fissati - da quanto trapela - prima dell’estate.
O ancor prima, gli indagati potranno chiedere od offrire chiarimenti: come del resto recita l’atto del giudice Monica Bighetti che ha accolto la proroga della procura, poichè - scrive il gip - «è facoltà degli indagati di presentare memorie entro 5 giorni dalla notifica del presente avviso». Tra gli indagati occorre dire c’è molto disorientamento. Soprattutto da parte di chi è rimasto nel ruolo che adesso viene contestato per poco tempo. Tra questi, ad esempio, il consigliere cda Andrea Calamanti, professore di economia, un supertecnico che siedeva nel cda di Carife fino al 2008/2009, uno dei pochi ad essersi dimesso volontariamente, quasi sbattendo la porta di Carife. Anche Giuseppe Grassano, ex direttore generale per poco meno un anno tra il settembre 2009 e il 2010, già archiviato per il caso della cessione della Banca Treviso a banca Marostica, potrà chiarire il proprio ruolo all’interno di Carife, non certo di “malgestore”.
Tutti dovranno spiegare, comunque, come le decisioni venivano adottate se in modo approfondito oppure, questo il ruolo di consiglieri e membri del collegio sindacale, solo per presa visione. L’inchiesta, inutili dire, è ai primi passi: parliamo ancora di «capi di incolpazione», non ancora di imputazione. Accuse «provvisorie» che danno imprinting chiaro sulle modalità con cui vengono condotte le indagini. Che si preannunciano lunghe e ricche di sviluppi investigativi. Come del resto anche quella sull’aumento di capitale, durata oltre due anno e ora in fase conclusiva, ha riservato alla città.
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