Fiorentini-Maisto scintille nel derby Pd per scegliere il leader
di Marcello Pulidori
Il sindaco di Argenta: «Con Renzi per sognare ancora» Il vicesindaco di Ferrara: «Solo Orlando ci può rilanciare»
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Molta diplomazia, ma anche un sano dirsele in faccia, ieri pomeriggio nella sala del Palio di fronte al centro sociale Il Melo, nella omonima via della zona Frutteti, tra Antonio Fiorentini (mozione Matteo Renzi) e Massimo Maisto (mozione Andrea Orlando). Un derby inedito, quello tra il sindaco di Argenta e il vicesindaco di Ferrara, giocato nell’ambito dei congressi dei circoli (quello di ieri era il congresso del circolo Pd zona Ferrara est) che dovranno condurre al 30 aprile, data fissata per le primarie che dovranno, quel giorno, scegliere il nuovo segretario nazionale del Partito Democratico. Renzi è il segretario dimissionario, 42 anni, premier dal 2014 al 2016. È dato come favorito in queste primarie. Orlando, 48 anni è ministro della giustizia dell'attuale governo Gentiloni (lo era anche nel governo di Renzi). Orlando conta sull'appoggio di buona parte della sinistra del partito, coloro che non sono usciti con la scissione di Bersani. Michele Emiliano (la cui mozione ieri è stata letta, in assenza di rappresentanti, dal garante Alessandro Talmelli) ha 56 anni, è governatore della Puglia e magistrato in aspettativa. «Credo che Orlando sia la vera novità del riformismo di sinistra negli ultimi 20 anni - ha detto senza dubbi Maisto aprendo di fatto i lavori - , per questo penso che sia la persona giusta per guidare il Pd. Facendo una netta separazione tra partito e governo: chi fa il segretario - ha detto il vicesindaco - non farà il premier. Servono politici che si occupino del partito, e solo del partito». «Renzi è stato l’unico ad aver portato una ventata di novità in questo Paese - gli ha risposto, invece, Fiorentini in un accorato discorso - consentendo anche agli italiani di tornare a sognare. Ha fatto degli errori, certo; ma è il politico più autorevole, in Italia ed in Europa, per guidare il nostro partito». Non che il governatore pugliese Emiliano o il ministro Orlando abbiano attualmente grandissime possibilità di vincere le primarie, ma è probabile che i due sfidanti non si limiteranno a fare da sparring partner dell'ex premier. Il rischio per Renzi, se pensa di avere già la vittoria in tasca, è quello non di perdere la competizione per la segreteria, ma di vedersi consegnato un partito rissoso e spaccato come lo è stato dal 2013 a oggi. Per prevalere veramente dal punto di vista politico, Renzi deve vincere bene ma senza stravincere, evitando di dare la sensazione che Emiliano e Orlando fossero semplicemente oppositori di comodo utili solo a tenere in piedi la finzione democratica. In base allo statuto del Pd possono partecipare alle primarie gli "elettori" del partito. In sostanza, tutti coloro che dichiarano di essere elettori del partito ("cittadine e cittadini italiani nonché cittadine e cittadini dell’Unione Europea residenti in Italia, cittadini di altri Paesi in possesso di permesso di soggiorno, iscritti e non iscritti al Partito Democratico, dichiarino di riconoscersi nella proposta politica del partito, di sostenerlo alle elezioni, e accettino di essere registrate nell’albo pubblico degli elettori accettando di essere iscritti nel registro", come recita testualmente lo statuto). Chi non è ancora in questo elenco può chiedere di entrarvi direttamente al gazebo, rilasciare le proprie generalità e pagare 2 euro come forma di contributo al partito.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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