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Canelli: «La società non c’entra con gli incidenti»

«Una piazza come quella di Cento, merita rispetto. L'aggressione a Tieghi, un atto grave che abbiamo subito stigmatizzato va contro lo spirito e la passione per lo sport, valori fondanti di questa...

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«Una piazza come quella di Cento, merita rispetto. L'aggressione a Tieghi, un atto grave che abbiamo subito stigmatizzato va contro lo spirito e la passione per lo sport, valori fondanti di questa società». È il presidente della società Cento 1913, Silvio Canelli, che ripercorre quanto accaduto domenica, al termine della partita fra il suo Cento 1913 e il Gambulaga. «La gara era finita da un'ora, e i ragazzi del Gambulaga, dopo aver festeggiato e brindato si sono fermati al Dolce Vita, locale all'aperto che si trova nel parcheggio dello stadio».
E in base al racconto di vari testimoni, Canelli ricostruisce i fatti: «Tieghi ed altri giocatori del Gambulaga, sono stati avvicinati da alcuni ragazzi di Bologna venuti a vedere la partita con tifosi storici della Centese. Dopo le prime provocazioni, hanno cominciato ad alzare le mani». Appena venuti a sapere del fatto, il ds e l'allenatore del Cento 1913 hanno raggiunto il gruppo, e accompagnato il calciatore colpito al pronto soccorso dell'ospedale.
Canelli rimarca: «Di quanto accaduto, il Cento 1913 non ha alcuna responsabilità. Spero che tutto questo non abbia alcuna ricaduta per noi. Il Gambulaga e lo stesso Tieghi sanno bene che noi, e pure i nostri tifosi, c'entriamo nulla».

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