«Ferrara Food, il Comune sta facendo la sua parte»
di Maurizio Barbieri
Il sindaco Fiorentini interviene sulla delicata questione: contatti con azienda e Op Spunta un commerciante parmense. Sindacati in attesa di notizie dal prefetto
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ARGENTA. Si registra un altro interessamento per affittare il ramo d’azienda di Ferrara Food, l’azienda di trasformazione del pomodoro di proprietà del gruppo Sfir che si trova nella zona artigianale di Argenta che occupa 14 dipendenti fissi onde garantire il regolare svolgimento della campagna del pomodoro per quest’anno. Oltre all’azienda la cui sede si trova a Sarno in Campania che intrattiene rapporti d’affari con Ferrara Food (dovrebbe trattarsi della ditta Giaguaro Spa) si sarebbe fatto avanti anche un commerciante della zona del Parmense. Ieri si è svolto un incontro tra le Op (Organizzazioni dei Produttori) e questi nuovi interlocutori. Vedremo gli sviluppi. Sulla questione Ferrara Food interviene anche il sindaco di Argenta, Antonio Fiorentini. «Il Comune è stato il primo a chiamare in causa la Regione ancor prima che la situazione di Ferrara Food fosse formalizzata - esordisce il primo cittadino - quasi tutti i giorni sono in contatto con l’azienda e con le Op. Ho la consapevolezza della complessità che presenta questa situazione. Posso assicurare i sindacati e i lavoratori che il Comune è sul pezzo». Intanto i sindacati attendono che il prefetto di Ferrara, Michele Tortora convochi un Tavolo con la presenza di tutti i soggetti coinvolti ovvero i dirigenti del gruppo Sfir, le organizzazioni dei produttori, associazioni, il Comune di Argenta e la Provincia di Ferrara.
Un’altra situazione “calda” riguarda l’azienda Cardal che lavora per il gruppo francese Zilli di Lione e che produce sartoria di alta qualità. L’azienda ha avviato la procedura per la chiusura e i 17 dipendenti, 16 donne e un solo uomo, stanno vivendo giorni delicati anche perché l’azienda non aveva problemi di commesse. Il sindacato si è attivato chiedendo alle autorità che si possano mettere in campo ammortizzatori sociali tipo la Cassa integrazione atti a ridurre il danno provocato dalla chiusura. La Filctem-Cgil ha informato il sindaco della situazione. «Mi sono incontrato con il sindacato ed ho incontrato la direttrice dell’azienda. Stiamo seguendo da vicino questa situazione. Non stiamo parlando di un’azienda in crisi ma di una ditta che produce capi di sartoria di alta qualità con manodopera altamente professionale». L’azienda ha già inoltrato alla Direzione Territoriale del Lavoro la procedura formale per cessata attività. Sono scattati i 75 giorni previsti alla procedura per trovare una soluzione.
Un’altra situazione “calda” riguarda l’azienda Cardal che lavora per il gruppo francese Zilli di Lione e che produce sartoria di alta qualità. L’azienda ha avviato la procedura per la chiusura e i 17 dipendenti, 16 donne e un solo uomo, stanno vivendo giorni delicati anche perché l’azienda non aveva problemi di commesse. Il sindacato si è attivato chiedendo alle autorità che si possano mettere in campo ammortizzatori sociali tipo la Cassa integrazione atti a ridurre il danno provocato dalla chiusura. La Filctem-Cgil ha informato il sindaco della situazione. «Mi sono incontrato con il sindacato ed ho incontrato la direttrice dell’azienda. Stiamo seguendo da vicino questa situazione. Non stiamo parlando di un’azienda in crisi ma di una ditta che produce capi di sartoria di alta qualità con manodopera altamente professionale». L’azienda ha già inoltrato alla Direzione Territoriale del Lavoro la procedura formale per cessata attività. Sono scattati i 75 giorni previsti alla procedura per trovare una soluzione.
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