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Fienile inagibile, il Tar dà ragione al Comune

Fienile inagibile, il Tar dà ragione al Comune

BONDENO. Il Tar (Tribunale amministrativo regionale) ha dato ragione al Comune, nella querelle che si era dipanata a causa di un fienile, prima dichiarato inagibile, con conseguente attivazione delle...

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BONDENO. Il Tar (Tribunale amministrativo regionale) ha dato ragione al Comune, nella querelle che si era dipanata a causa di un fienile, prima dichiarato inagibile, con conseguente attivazione delle pratiche per il risarcimento, in seguito bloccate. Nella camera di consiglio del 14 marzo scorso il Tar ha dato ragione al Comune, rigettando l’istanza cautelare dell’azienda agricola ricorrente, che sarà ora condannata a pagare 2mila euro a titolo di risarcimento per le spese legali. La retromarcia del Comune, che aveva dichiarato inagibile la struttura, riscontrando in seguito alcune irregolarità, ha portato un cittadino a impugnare davanti al Tar l’ordinanza di revoca.
Una storia che parte da lontano:ai controlli effettuati dai controlli effettuati da tecnici comunali e dagli ispettori commissariali, che avevano inizialmente giudicato “inagibile” la struttura, ammissibile quindi ai finanziamenti. Salvo, poi, avere verificato la presenza di anomalie tali da revocare la stessa ordinanza, con l’atto numero 294, affisso all’albo pretorio il 13 dicembre 2016. Anche se il preavviso della revoca e la contestuale sospensione dei contributi era arrivata il 22 novembre, a firma del dirigente dell’ufficio tecnico comunale, l’architetto Fabrizio Magnani. Fatto sta che il cittadino proprietario del fienile ha deciso di impugnare l’ordinanza del sindaco, Fabio Bergamini, portando il suddetto, oltreché il responsabile del procedimento, Fabrizio Magnani, ed il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, in qualità di commissario straordinario per l’emergenza terremoto, davanti al Tar. Il valore della causa, per intendersi, era di 156mila e 978 euro. Ovvero, la parte non corrisposta del contributo inizialmente previsto al cittadino che ha intentato la causa. Il quale, si apprende da documenti del Comune, «sostiene che la quota del contributo non riconosciutagli non sia giustificata.»
Il giudice chiamato a valutare la richiesta di annullamento dell’ordinanza numero 294, da parte del titolare dell’azienda agricola e difeso in giudizio dall’avvocato Stefania Malagodi, di un ufficio legale di Bologna, ha dato ragione all’ente locale. Motivando la decisione con la seguente ammissione: «considerato che – ad avviso del Collegio - il ricorso non appare fondato e che comunque la società ricorrente enuncia genericamente, ma non comprova specificamente l’effettiva esistenza di un pregiudizio grave ed irreparabile, in relazione alla propria complessiva condizione patrimoniale ed economica.» Il presidente Giancarlo Mozzarelli ha pertanto rigettato l’istanza, condannando la società agricola ricorrente a risarcire duemila euro al Comune, a titolo di spese legali.

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