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un quartiere sotto pressione

Lo stalker di nuovo nei guai. È ancora senza braccialetto

Lo stalker di nuovo nei guai. È ancora senza braccialetto

Ferrara, il caso di via Rambaldi, da questore e carabinieri “avviso orale” al vicino violento. Ma dopo la condanna a 1 anno per botte, non ha il dispositivo che deve controllarlo 

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FERRARA: Dopo la condanna a 1 anno di reclusione nella casa di via Rambaldi, al numero 20, per aver picchiato a sangue un vicino di casa, e dopo una escalation di fatti e violenze, guai e ancora guai per Carlo Dedoni, lo stalker di quartiere. I carabinieri, infatti, gli hanno notificato lunedì un “avviso orale” deciso, su richiesta del Comando Ferrara, dal questore Antonio Sbordone: una sorta di “avvertimento”, misura di prevenzione che viene adottata nei confronti delle persone pericolose e che creano problemi di ordine pubblico e sociale. Come dicevamo il provvedimento è stato adottato a supporto della sentenza del tribunale di 10 giorni fa e servirà, questa l’intenzione, ad attenuare i comportamenti aggressivi, violenti e persecutori (l’uomo con la moglie è sotto processo anche per stalking di quartiere) verso abitanti e vicini.

L’Avviso Orale è un atto con cui l’interessato che lo subisce viene invitato a tenere un comportamento che rispetti regole e leggi del vivere civile con l’avvertimento che, in caso contrario, potrà essere proposta per lui una delle misure di prevenzione più gravi ed ulteriori. Si tratta di provvedimenti amministrativi che si sommano ai guai penali che Dedoni sta collezionando e che - come riferiscono da via Rambaldi - almeno stanno funzionando come deterrente, per ritrovare la pace in un quartiere che l’ha dimenticata da due anni.

Sui guai penali, dicevamo, Dedoni era stato arrestato e condannato per le botte al vicino di casa, Roberto Luzi: il tribunale di Ferrara gli aveva imposto a scontare un anno agli arresti in casa, con un braccialetto elettronico al polso, per limitare i suoi spostamenti a casa sua: nemmeno la permanenza in cortile gli è consentita. Ma, questo è un “MA” che fotografa lo stato delle cose della giustizia italiana, il braccialetto, nonostante fosse stato ordinato il 17 marzo scorso - giorno del processo - ad oggi non è ancora stato posto al polso di Dedoni. Secondo la procedura, dopo l’ordine del giudice, tocca alla polizia giudiziaria fare richiesta ad una struttura preposta per fornire il kit del braccialetto (un’azienda di Roma gestisce tutto a livello nazionale). I carabinieri hanno già eseguito tutte le pratiche, ma l’azienda ha risposto che i tempi tecnici sono 15/20 giorni.

Dunque, Dedoni ad oggi è ancora senza bracciale antievasione. E solo la prossima settimana potrà “indossarlo”. Sarà costretto a farlo perché così sarà controllato notte e giorno, visto che verrà installata in casa sua una centralina perimetrale che gli impedirà di oltrepassare il limite imposto, le mura di casa. Se lo farà, scatterà l’allarme alla centrale dei carabinieri, collegata, e sarà denunciato per evasione: e gli arresti in casa si trasformeranno in quelli in carcere, una cella del carcere dell’Arginone. (d.p.)
 

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