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Il suo appartamento trasformato in casa di appuntamenti: condannato

Il suo appartamento trasformato in casa di appuntamenti: condannato

Un uomo di Porto Garibaldi finito a processo per favoreggiamento della prostituzione dopo le indagini dei carabinieri di Comacchio

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COMACCHIO. Due anni di reclusione, 3.000 di ammenda, l’interdizione dai pubblici uffici e il pagamento delle spese processuali. Questa la condanna inflitta dal tribunale di Ferrara a un uomo residente a Porto Garibaldi, G. M., finito a processo per favoreggiamento della prostituzione in concorso con un cittadino cinese, Zheng Wei, la cui posizione è stata stralciata perché da tempo si è reso irreperibile

L’indagine che ha portato il M. in Tribunale nasce nel dicembre 2014, quando a Comacchio, si era diffusa la voce che in un appartamento in una zona del centro storico, denominato vicolo delle Canocchie (poi rinominato su facebook vicolo delle capocchie), vi era una casa di appuntamenti “a luci rosse”, nella quale alcune ragazze di origini asiatiche, concedevano a pagamento i loro favori sessuali. La notizia veniva subito vagliata dai Carabinieri della Stazione di Comacchio, che attuavano un’attività investigativa basata su ricerche sul web. Le ricerche permettevano ai Carabinieri di individuare i vari annunci che indicavano inequivocabilmente che nell’abitazione di Comacchio era stata istituita una casa di appuntamenti; tramite l’agenzia delle entrate veniva individuato il proprietario dell’immobile in G. M. Gli inquirenti stabilivano che era lo stesso M. ad accompagnare le prostitute per pubblicare gli annunci.

I servizi di osservazione e controllo  permettevano di accertare che nell’abitazione di vicolo delle Canocchie si prostituivano anche più ragazze contemporaneamente. Nel corso dell’attività investigativa, alcuni clienti venivano fermati e accompagnati in Caserma per i dovuti accertamenti. Nel corso di un intervento compiuto il 20 febbraio 2015, i Carabinieri trovavano nell’appartamento una prostituta, che aveva nella disponibilità un telefono cellulare risultato intestato allo stesso M., quindi veniva condotta in Caserma per l’identificazione. I vari elementi raccolti da Carabinieri, consentivano ai Giudici di emettere una sentenza carico di M. G. Il procedimento a carico del correo Zheng Wei, ricercato dalle Forze dell’Ordine, è tutt’ora aperto. 

 

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