"Una voce mi ha detto di colpirlo"
Arrestata per tentato omicidio del padre è piantonata a Cona. Il giudice deciderà dove trasferirla per il suo stato mentale. Fuori pericolo l'anziano genitore
FERRARA. Il papà è fuori pericolo di vita, la mamma è sotto choc, lei, la figlia, piantonata nel reparto di psichiatria con gli agenti di polizia con la pistola nella fondina, d’ordinanza. Ma non serve questa e non servono i verbali giudiziari per spiegare la tragedia di via della Siepe, perché per l’ennesima volta siamo di fronte ad un dramma familiare con risvolti solo psichiatrici. Non certo penali. Che tuttavia debbono essere applicati, è ovvio. E allora, Anna Frighi, 43 anni, è in stato d’arresto per tentato omicidio del padre Gianfranco, 77enne: è ai “domiciliari” nel reparto Diagnosi e cura dell’ospedale di Cona, dove si trova anche il padre - Chirurgia d’urgenza - in prognosi riservata, di cautela, dicono i medici dopo averlo operato per la ferita all’addome, accoltellato con una lama di 30 centimetri dalla figlia che da tempo ha problemi psichiatrici, purtroppo non più gestibili. Nemmeno dalla madre, Mirka Zucchini, 75enne anche lei ricoverata a Cona (Medicina d’urgenza) sotto choc e per uno scompenso cardiaco dopo il dramma vissuto nella casa di via della Siepe.
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Ancora una volta, dunque, è la solita storia, del male mentale (meglio sofferenza, perché anche le parole vanno pesate) che sfascia le famiglie. Ne sono più che consapevoli gli inquirenti, polizia di stato e procura (l’ispettore Renato Angeletti e il pm di turno, Stefano Longhi che hanno svolto i primi atti la sera del 28 marzo) che con sensibilità professionale hanno subito messo questo dramma nella casella del movente psichiatrico. Al quale occorre però dare una risposta, per la pericolosità di Anna Frighi: dopo l’arresto, per domani sarà fissata l’udienza di convalida della donna, qui il giudice dovrà valutare quale struttura sia più idonea alla sua custodia: non in carcere, del tutto inadeguato ad un paziente psichiatrico, non in casa, in via della Siepe, dove è scoppiato il dramma.
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Un dramma che lei, la figlia, ha spiegato così agli inquirenti: «Una forza interiore mi ha detto che se volevo riuscire nella vita e nel lavoro (lei è ingegnere, ndr) dovevo uccidere mio padre e picchiare mia madre». Un dramma che non ha avuto nemmeno una causa scatenante, una lite degenerata, ad esempio. Tutto avviene all’improvviso, martedì sera, poco prima delle 20.30. La madre è in bagno, il padre in poltrona, lei in cucina e prende il coltellaccio. E colpisce il padre. La madre esce dal bagno, urla, il vicino del piano sotto arriva. La figlia posa il coltello, ed è lei a chiamare il 118: «venite ho accoltellato mio padre».
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La madre e il vicino poi la vedono andare di nuovo in cucina, a prendere un altro coltello. Si fa convincere a posarlo. Arrivano 118 e polizia, e tutti vengono portati in ospedale. Ora si dovrà decidere il destino di questa donna che come recitano gli atti sanitari ha agito per «una degenerazione psicotica da depressione grave». E’ una paziente psichiatrica, Anna Frighi. Martedì pomeriggio aveva avuto una visita, un Aso si chiama (accertamento sanitario obbligatorio). Quando non vi sono gli estremi per un Tso (l’arresto psichiatrico, trattamento sanitario obbligatorio), il paziente dà il consenso a seguire una terapia. Così accade e lascia alle 18 i servizi di psichiatria. Con la madre va a fare la spesa, una volta in casa, prende il coltello e tenta di uccidere il padre (le lesioni al fianco non hanno colpito organi vitali), voleva farlo anche con la madre. E lei che ha continuato a dire di averlo fatto perché «quella forza dentro mi diceva di fare così».
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