bondeno
Capuzzo artista e uomo da non dimenticare
Da domenica torna la manifestazione “l’Aprile Capuzziano”, dedicata al pittore Mario Capuzzo
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Da domenica torna la manifestazione “l’Aprile Capuzziano”, dedicata al pittore Mario Capuzzo. Nato nel 1902 a Badia Polesine (Ro), morì il 10 aprile del ’78 a Pontemaodino, in uno chalet costruito sulle rive del fiume Galvano, tra verde, sabbia e grandi salici piangenti che, con le loro chiome, accarezzano le acque. Definirlo uno dei grandi pittori del ’900 di Ferrara non è fuori luogo.
A Badia, da piccolo, dimostra subitamente grande dimestichezza con il disegno. Usa “carbon dolce” e, sulle rive dell’Adigetto disegna di tutto ma, in particolare, una figura locale, detta “Bachea”. Copia tutto ciò che vede: pagine di giornali, manifesti dei film, i santi delle chiese, i volti dei compagni di scuola e di giochi. Date le scarse risorse economiche, unisce l’utile al dilettevole, copiando i biglietti d’ingresso del cinema e, ben presto, “fabbricò” la lira e le 5 lire. A Badia frequentò le scuole dalla I alla III elementare. Nel 1910 raggiunse la madre a Ferrara, dove compì gli studi d’obbligo e si diplomò come miglior studente alla scuola d’arte “Dosso Dossi” il cui preside, a quei tempi, era il noto pittore Giuseppe Mentessi. Nel 1931, a metà del mese di gennaio, fu scelto come portabandiera della scuola al funerale di Giovanni Boldini. La sua arte gli concesse di non iscriversi al Fascismo ma di essere amico, conoscente e pure complice dei noti gerarchi di Ferrara. La sua prima tendenza pittorica lo portò a dipingere o affrescare scene religiose e mitologiche.
A Ferrara sue opere si possono ancor oggi visitare nella chiesa di Santa Maria Nuova dov’è esposta una Pala sulla Transfigurazione di Santa Caterina. Ai lati del grande scalone della Cassa di Risparmio di Ferrara, in corso Giovecca, due affreschi raffigurano la transvolata dei 24 idrovolanti guidati fino a New York l’1 luglio del ’33, dal quadrumviro, Italo Balbo, mentre l’altro mostra una sua composizione sulla colonizzazione della Libia. In via Montebello, a Palazzo Grosoli oggi sede dell'Unione Industriali, si può ammirare nella sua bellezza un soffitto a cassonetti. Infine, alla Casa di Marfisa d’Este fa bella mostra il ritratto della duchessa, copiato dall’originale dipinto del Tiziano, adesso visibile a Palazzo Ducale di Mantova. Nel salone Carife, inoltre, dedicato ai presidenti dell’Istituto dalla sua nascita, c’è il ritratto del senatore Emilio Arlotti, uno dei fucilati la notte del ’43 al muretto del Castello. E, ancora, meritano una visita, la volta della chiesa di San Bartolomeo e a Comacchio, nella chiesa del Rosario, un catino presenta l’Assunzione di Maria.
A Codigoro la famiglia Capuzzo approdò nel ’50, proveniente da Comacchio dove aveva donato un San Filippo Neri, il cui originale era stato rubato dalla chiesa del Carmine. A Badia Polesine donò per la Cattedrale una via Crucis a grandezza naturale le cui bozze, 50x70, sono affisse alle pareti della chiesa di Pontemaodino. All’ex ospedale di Codigoro, nella cappella, ha dipinto una grande deposizione del Cristo e il Compianto. In sala consigliare a Codigoro una parete è occupata da un “Cristo tra i muratori”.
Capuzzo, studiò a Brera, dal vero, i nudi e la loro anatomia. Visse a Parigi, a Montparnasse, a Portorose in una villa a tre piani e a Trieste aveva un atelier assieme il pittore russo Alexis Yussupov. Fu amico di Giovan Battista Meneghini, dipinse le “Colombare” del Garda e fece un ritratto della Callas, battuto all’asta per 50mila franchi francesi. Dipinse, infine, il Delta del Po in ognuno dei suoi angoli più suggestivi e selvaggi meritando l’appellativo di “Cantore del Delta”.
Peccato che la sua poliedrica arte pittorica sia stata spesso ignorata. Ma la moglie, Maria Luisa Frignani, in arte Marisa da Bondeno, dando fondo alle sue risorse, dal 1979 ad oggi organizza “l’Aprile Capuzziano”, ricca rassegna culturale giunta quest’anno alla 39ª edizione. Si parte domenica alle 15.30 in sala 2000, a Bondeno, con l’orchestra Caffé concerto Strauss diretta da Christian Pintilie.
Vincenzo Trapella
A Badia, da piccolo, dimostra subitamente grande dimestichezza con il disegno. Usa “carbon dolce” e, sulle rive dell’Adigetto disegna di tutto ma, in particolare, una figura locale, detta “Bachea”. Copia tutto ciò che vede: pagine di giornali, manifesti dei film, i santi delle chiese, i volti dei compagni di scuola e di giochi. Date le scarse risorse economiche, unisce l’utile al dilettevole, copiando i biglietti d’ingresso del cinema e, ben presto, “fabbricò” la lira e le 5 lire. A Badia frequentò le scuole dalla I alla III elementare. Nel 1910 raggiunse la madre a Ferrara, dove compì gli studi d’obbligo e si diplomò come miglior studente alla scuola d’arte “Dosso Dossi” il cui preside, a quei tempi, era il noto pittore Giuseppe Mentessi. Nel 1931, a metà del mese di gennaio, fu scelto come portabandiera della scuola al funerale di Giovanni Boldini. La sua arte gli concesse di non iscriversi al Fascismo ma di essere amico, conoscente e pure complice dei noti gerarchi di Ferrara. La sua prima tendenza pittorica lo portò a dipingere o affrescare scene religiose e mitologiche.
A Ferrara sue opere si possono ancor oggi visitare nella chiesa di Santa Maria Nuova dov’è esposta una Pala sulla Transfigurazione di Santa Caterina. Ai lati del grande scalone della Cassa di Risparmio di Ferrara, in corso Giovecca, due affreschi raffigurano la transvolata dei 24 idrovolanti guidati fino a New York l’1 luglio del ’33, dal quadrumviro, Italo Balbo, mentre l’altro mostra una sua composizione sulla colonizzazione della Libia. In via Montebello, a Palazzo Grosoli oggi sede dell'Unione Industriali, si può ammirare nella sua bellezza un soffitto a cassonetti. Infine, alla Casa di Marfisa d’Este fa bella mostra il ritratto della duchessa, copiato dall’originale dipinto del Tiziano, adesso visibile a Palazzo Ducale di Mantova. Nel salone Carife, inoltre, dedicato ai presidenti dell’Istituto dalla sua nascita, c’è il ritratto del senatore Emilio Arlotti, uno dei fucilati la notte del ’43 al muretto del Castello. E, ancora, meritano una visita, la volta della chiesa di San Bartolomeo e a Comacchio, nella chiesa del Rosario, un catino presenta l’Assunzione di Maria.
A Codigoro la famiglia Capuzzo approdò nel ’50, proveniente da Comacchio dove aveva donato un San Filippo Neri, il cui originale era stato rubato dalla chiesa del Carmine. A Badia Polesine donò per la Cattedrale una via Crucis a grandezza naturale le cui bozze, 50x70, sono affisse alle pareti della chiesa di Pontemaodino. All’ex ospedale di Codigoro, nella cappella, ha dipinto una grande deposizione del Cristo e il Compianto. In sala consigliare a Codigoro una parete è occupata da un “Cristo tra i muratori”.
Capuzzo, studiò a Brera, dal vero, i nudi e la loro anatomia. Visse a Parigi, a Montparnasse, a Portorose in una villa a tre piani e a Trieste aveva un atelier assieme il pittore russo Alexis Yussupov. Fu amico di Giovan Battista Meneghini, dipinse le “Colombare” del Garda e fece un ritratto della Callas, battuto all’asta per 50mila franchi francesi. Dipinse, infine, il Delta del Po in ognuno dei suoi angoli più suggestivi e selvaggi meritando l’appellativo di “Cantore del Delta”.
Peccato che la sua poliedrica arte pittorica sia stata spesso ignorata. Ma la moglie, Maria Luisa Frignani, in arte Marisa da Bondeno, dando fondo alle sue risorse, dal 1979 ad oggi organizza “l’Aprile Capuzziano”, ricca rassegna culturale giunta quest’anno alla 39ª edizione. Si parte domenica alle 15.30 in sala 2000, a Bondeno, con l’orchestra Caffé concerto Strauss diretta da Christian Pintilie.
Vincenzo Trapella
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