Si prostituivano a casa sua Condannato e multato
Comacchio, l’appartamento in pieno centro storico ospitava donne cinesi L’indagine partita da segnalazioni e annunci sul web. Sparito il complice
2 MINUTI DI LETTURA
COMACCHIO. Due anni di reclusione, 3.000 di ammenda, l’interdizione dai pubblici uffici e il pagamento delle spese processuali. Questa la condanna inflitta dal tribunale di Ferrara a un uomo residente a Porto Garibaldi, Giovanni Mazzei, finito a processo per favoreggiamento della prostituzione in concorso con un cittadino cinese, Zheng Wei, la cui posizione è stata stralciata perché da tempo si è reso irreperibile
L’indagine che ha portato il Mazzei in Tribunale nasce nel dicembre 2014, quando a Comacchio, si era diffusa la voce che in un appartamento in una zona del centro storico, denominato vicolo delle Canocchie, vi era una casa di appuntamenti “a luci rosse”, nella quale alcune ragazze di origini asiatiche, concedevano a pagamento i loro favori sessuali.
La notizia veniva subito vagliata dai Carabinieri della Stazione di Comacchio, che attuavano un’attività investigativa basata su ricerche sul web. Le ricerche permettevano ai Carabinieri di individuare i vari annunci che indicavano inequivocabilmente che nell’abitazione di Comacchio era stata istituita una casa di appuntamenti; tramite l’agenzia delle entrate veniva individuato il proprietario dell’immobile in Giovanni Mazzei. Gli inquirenti stabilivano che era lo stesso Mazzei ad accompagnare le prostitute per pubblicare gli annunci.
I servizi di osservazione e controllo permettevano di accertare che nell’abitazione di vicolo delle Canocchie si prostituivano anche più ragazze contemporaneamente. Nel corso dell’attività investigativa, alcuni clienti venivano fermati e accompagnati in Caserma per i dovuti accertamenti. Nel corso di un intervento compiuto il 20 febbraio 2015, i Carabinieri trovavano nell’appartamento una prostituta, che aveva nella disponibilità un telefono cellulare risultato intestato allo stesso Mazzei, quindi veniva condotta in Caserma per l’identificazione. I vari elementi raccolti da Carabinieri, consentivano ai Giudici di emettere una sentenza carico di Mazzei Giovanni. Il procedimento a carico del correo Zheng Wei, ricercato dalle Forze dell’Ordine, è tutt’ora aperto.
L’indagine che ha portato il Mazzei in Tribunale nasce nel dicembre 2014, quando a Comacchio, si era diffusa la voce che in un appartamento in una zona del centro storico, denominato vicolo delle Canocchie, vi era una casa di appuntamenti “a luci rosse”, nella quale alcune ragazze di origini asiatiche, concedevano a pagamento i loro favori sessuali.
La notizia veniva subito vagliata dai Carabinieri della Stazione di Comacchio, che attuavano un’attività investigativa basata su ricerche sul web. Le ricerche permettevano ai Carabinieri di individuare i vari annunci che indicavano inequivocabilmente che nell’abitazione di Comacchio era stata istituita una casa di appuntamenti; tramite l’agenzia delle entrate veniva individuato il proprietario dell’immobile in Giovanni Mazzei. Gli inquirenti stabilivano che era lo stesso Mazzei ad accompagnare le prostitute per pubblicare gli annunci.
I servizi di osservazione e controllo permettevano di accertare che nell’abitazione di vicolo delle Canocchie si prostituivano anche più ragazze contemporaneamente. Nel corso dell’attività investigativa, alcuni clienti venivano fermati e accompagnati in Caserma per i dovuti accertamenti. Nel corso di un intervento compiuto il 20 febbraio 2015, i Carabinieri trovavano nell’appartamento una prostituta, che aveva nella disponibilità un telefono cellulare risultato intestato allo stesso Mazzei, quindi veniva condotta in Caserma per l’identificazione. I vari elementi raccolti da Carabinieri, consentivano ai Giudici di emettere una sentenza carico di Mazzei Giovanni. Il procedimento a carico del correo Zheng Wei, ricercato dalle Forze dell’Ordine, è tutt’ora aperto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
