Aveva accoltellato il padre resta piantonata al S. Anna
Il giudice ha confermato la detenzione. Disposta la consulenza psichiatrica Tra i motivi scatenanti della violenza la gravosa assistenza domiciliare al genitore
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Il padre infermo, assistito a casa con un impegno familiare divenuto ormai insostenibile. Almeno per lei, Anna Frighi, 43 anni, finita sotto accusa per tentato omicidio dopo avere accoltellato martedì scorso il padre Gianfranco, di 77 anni, in via della Siepe.
Ora la donna è piantonata in stato d’arresto nel reparto di psichiatria dell’ospedale Sant’Anna e il giudice ha confermato la detenzione nella struttura protetta, in attesa della consulenza psichiatrica che sarà affidata dal pm Stefano Longhi il 5 aprile prossimo e che dovrà scandagliare a fondo la mente dell’indagata e le circostanze in cui ha agito per chiarire se il suo stato psicologico può rappresentare ancora un rischio per gli altri e per se stessa.
Ieri l’udienza di convalida, con il giudice Silvia Marini che per un’ora circa ha sentito in ospedale l’indagata e alla fine ha deciso di mantenerla in custodia vigilata nel reparto di Diagnosi e Cura. La donna, che ha aggredito il padre nell’abitazione di famiglia, ha manifestato chiaramente il suo stato di sofferenza e lo ha legato in particolare alle condizioni di salute del genitore, che necessita da tempo di assistenza domiciliare alla quale contribuiscono anche alcune collaboratrici esterne.
Il pm Longhi, il 5 aprile prossimo, conferirà l’incarico allo psichiatra di Bologna, Renato Ariatti. Presenti all’interrogatorio ieri c’erano anche i due legali dell’indagata, Giacomo Forlani e Sabina Rutigliano. Dall’incontro col giudice è emerso che a guidare la donna, la sera del 28 marzo, sarebbe stato un impulso di disperazione incontrollabile – così lo ha rappresentato la 43enne – ma che dietro non c’era la volontà di uccidere il padre. Una sorta di pulsione liberatoria che si sarebbe fatta largo in una mente già depressa per alleggerire la pressione psicologica generata da una situazione troppo gravosa.
Lo scenario descritto non attenua la potenziale pericolosità della donna che al momento, come ha ritenuto lo stesso giudice, non può essere rimessa in libertà. In un caso come questo la consulenza dello psichiatra diventa fondamentale per capire come deve essere affrontata la vicenda, in pratica se la donna era ed è in grado di comprendere la gravità dell’accaduto e se l’atto violento potrà essere eventualmente ripetuto, con un occhio puntato sul “percorso” giudiziario. Se cioè dovrà essere valutato esclusivamente il profilo penale del fatto o se la donna, che da tempo manifesta uno stato di grave sofferenza psicologica, dovrà essere sottoposta ad altro tipo di analisi e di sostegno.
Ora la donna è piantonata in stato d’arresto nel reparto di psichiatria dell’ospedale Sant’Anna e il giudice ha confermato la detenzione nella struttura protetta, in attesa della consulenza psichiatrica che sarà affidata dal pm Stefano Longhi il 5 aprile prossimo e che dovrà scandagliare a fondo la mente dell’indagata e le circostanze in cui ha agito per chiarire se il suo stato psicologico può rappresentare ancora un rischio per gli altri e per se stessa.
Ieri l’udienza di convalida, con il giudice Silvia Marini che per un’ora circa ha sentito in ospedale l’indagata e alla fine ha deciso di mantenerla in custodia vigilata nel reparto di Diagnosi e Cura. La donna, che ha aggredito il padre nell’abitazione di famiglia, ha manifestato chiaramente il suo stato di sofferenza e lo ha legato in particolare alle condizioni di salute del genitore, che necessita da tempo di assistenza domiciliare alla quale contribuiscono anche alcune collaboratrici esterne.
Il pm Longhi, il 5 aprile prossimo, conferirà l’incarico allo psichiatra di Bologna, Renato Ariatti. Presenti all’interrogatorio ieri c’erano anche i due legali dell’indagata, Giacomo Forlani e Sabina Rutigliano. Dall’incontro col giudice è emerso che a guidare la donna, la sera del 28 marzo, sarebbe stato un impulso di disperazione incontrollabile – così lo ha rappresentato la 43enne – ma che dietro non c’era la volontà di uccidere il padre. Una sorta di pulsione liberatoria che si sarebbe fatta largo in una mente già depressa per alleggerire la pressione psicologica generata da una situazione troppo gravosa.
Lo scenario descritto non attenua la potenziale pericolosità della donna che al momento, come ha ritenuto lo stesso giudice, non può essere rimessa in libertà. In un caso come questo la consulenza dello psichiatra diventa fondamentale per capire come deve essere affrontata la vicenda, in pratica se la donna era ed è in grado di comprendere la gravità dell’accaduto e se l’atto violento potrà essere eventualmente ripetuto, con un occhio puntato sul “percorso” giudiziario. Se cioè dovrà essere valutato esclusivamente il profilo penale del fatto o se la donna, che da tempo manifesta uno stato di grave sofferenza psicologica, dovrà essere sottoposta ad altro tipo di analisi e di sostegno.
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