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Condannato a due anni per spaccio, ma lui è irreperibile
MESOLA. Per “depistare” gli inquirenti aveva cosparso la casa, il giardino, la soffitta e altre zone dell’appartamento in cui viveva (attualmente non è reperibile) con piccoli involucri contenenti...
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MESOLA. Per “depistare” gli inquirenti aveva cosparso la casa, il giardino, la soffitta e altre zone dell’appartamento in cui viveva (attualmente non è reperibile) con piccoli involucri contenenti rifiuti: fazzoletti sporchi di cibo, fondi del caffè, bucce di banana. Alla fine però, nonostante l’accusa di aver ceduto ingenti quantità di droga, qualcosa nel setaccio dei carabinieri era rimasto: 2 dosi di cocaina e 360 euro, ritenuti proventi dello spaccio, tutto finito sotto sequestro.
Ieri a Ferrara si è concluso il processo a carico di Hamid Errafi, 36 anni, marocchino, e il giudice Luca Marini gli ha inflitto 2 anni di pena e 3mila euro di multa. Decisamente più alte erano state le richieste del pm onorario, Sheila Davi, che puntavano ad una condanna molto più severa: 6 anni e 6 mesi e 30mila euro di multa.
Il processo era basato sui riscontri acquisiti dai carabinieri di Mesola nel corso delle indagini e dalle testimonianze di persone che si rifornivano dall’imputato, rappresentato in aula dall’avvocato Saverio Stano. I clienti arrivavano quasi tutti dal Veneto e venivano invitati dall’imputato a ritirare la droga (mezzo grammo di cocaina 40-50 € e 1 grammo 80-100 €) in posti sempre diversi.
L’uomo era stato arrestato nell’agosto 2014, quando i carabinieri lo avevano scoperto mentre passava una dose di sostanza stupefacente ai passeggeri di un'auto. I militari sono subito intervenuti e mentre l’auto degli acquirenti era partita a tutta velocità. Arrestato il pusher, i militari avevano perquisito la sua casa, scoprendo le due dosi di cocaina.
L'arresto era stato convalidato ma l’uomo era stato poi rimesso in libertà su disposizione dell'autorità giudiziaria.
Ieri a Ferrara si è concluso il processo a carico di Hamid Errafi, 36 anni, marocchino, e il giudice Luca Marini gli ha inflitto 2 anni di pena e 3mila euro di multa. Decisamente più alte erano state le richieste del pm onorario, Sheila Davi, che puntavano ad una condanna molto più severa: 6 anni e 6 mesi e 30mila euro di multa.
Il processo era basato sui riscontri acquisiti dai carabinieri di Mesola nel corso delle indagini e dalle testimonianze di persone che si rifornivano dall’imputato, rappresentato in aula dall’avvocato Saverio Stano. I clienti arrivavano quasi tutti dal Veneto e venivano invitati dall’imputato a ritirare la droga (mezzo grammo di cocaina 40-50 € e 1 grammo 80-100 €) in posti sempre diversi.
L’uomo era stato arrestato nell’agosto 2014, quando i carabinieri lo avevano scoperto mentre passava una dose di sostanza stupefacente ai passeggeri di un'auto. I militari sono subito intervenuti e mentre l’auto degli acquirenti era partita a tutta velocità. Arrestato il pusher, i militari avevano perquisito la sua casa, scoprendo le due dosi di cocaina.
L'arresto era stato convalidato ma l’uomo era stato poi rimesso in libertà su disposizione dell'autorità giudiziaria.
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