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I dazi negli Stati Uniti preoccupano Ferrara 

di Gian Pietro Zerbini
I dazi negli Stati Uniti preoccupano Ferrara 

A rischio l’export provinciale che già nel 2016 verso gli Usa si è dimezzato I commenti degli imprenditori: un mercato globale con regole diseguali

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La guerra dei dazi americani potrebbe avere serie ripercussioni anche sull’economia ferrarese. Già lo scorso anno le esportazioni avevano fatto registrare con il mercato statunitense un drastico calo di fatturato, quasi dimezzato, concludendo l’anno con un valore di export di 344,8 milioni. Il raffronto con il 2015 è impietoso visto che le esportazioni ferraresi negli Usa erano state complessivamente 684,8 milioni pari a un - 49, 6%. Un dato che ha fatto scalzare gli Usa dal primo posto, che sembrava irraggiungibile, superati di poco dalla Germania, diventata ora la più importante partner commerciale per le esportazioni ferraresi. Un tracollo che ha reso negativo anche il computo totale delle esportazioni (-13,2%), relegando Ferrara a maglia nera in regione.
Ora, la paventata introduzione dei dazi doganali per i prodotti europei oltreoceano, caldeggiata dal presidente Donald Trump, rischia di creare un ulteriore danno alle esportazioni verso gli Stati Uniti, soprattutto per quanto riguarda le tipologie meccaniche, che rappresentano la maggior parte delle esportazioni ferraresi oltreoceano.
C’è grande preoccupazione da parte degli industriali ferraresi, come conferma Riccardo Maiarelli, presidente di Unindustria Ferrara.
«Premetto - attacca il presidente - che personalmente come azienda importo e non esporto negli Stati Uniti, ma rappresentando gli industriali ferraresi devo dire che la situazione che si è venuta a creare in materia di dazi preoccupa molto. Ci troviamo di fronte a un mercato globale con regole diseguali, esiste una disparità in materia fiscale, amministrativa ambientale che sta diventando molto complicata per la gestione del commercio internazionale, Tra l’altro bisogna considerare che la timida ripresa che si è avuta in questi anni e la tenuto del sistema economico è derivata proprio dall’export. É evidente che se si va a deprimere anche il mercato esterno, quello americano poi particolarmente importante, c’è un rischio di collasso. Sicuramente a livello nazionale non staremo con le mani in mano rispetto a questa situazione».
Tra le aziende ferraresi che hanno rapporti stretti con gli Stati Uniti c’è la Vetroresina, in quanto la multinazionale di Masi San Giacomo più che esportare, produce direttamente oltreoceano .
«In teoria - dice Simone Colombarini, di Vetroresina - per noi potrebbe essere anche un vantaggio l’applicazione dei dazi americani, avendo uno stabilimento proprio negli Usa, nello stato del South Carolina, premetto però che sono contrario alla politica dei dazi. In questo caso acquisiremo un vantaggio sul mercato americano, producendo in loco, nei confronti dei concorrenti che sono produttori europei. Tra l’altro c’è una differenza dei costi nelle materie prime che negli Stati Uniti costano il 20% in più. Questo è dovuto ad un dollaro particolarmente forte, che crea uno sbilanciamento che qualche anno fa non c’era e fa lievitare i costi per le materie prime».
L’agricoltura ferrarese è il settore che probabilmente risentirebbe di meno della politica autarchica e di imposizione di dazi fatti dagli Usa, come conferma il ferrarese Mauro Tonello, presidente regionale della Coldiretti.
«Il nostro commercio con gli Usa dei prodotti agricoli di esportazione - spiega Tonello - riguarda soprattutto il riso, il pomodoro e in minima parte la frutta. Proprio il riso per risotti ha fatto registrare negli ultimi anni un incremento significativo. Sono dell’opinione che nel caso questi dazi venissero attuati, gli eventuali controdazi applicati in Italia ai prodotti Usa, soprattutto mais e grano, sarebbero più penalizzanti per gli americani che per noi. Nel complesso sono altri i settori a Ferrara che rischiano di più dai dazi americani».
«Non c'è dubbio - ha sottolineato Mauro Giannattasio, segretario generale della Camera di commercio di Ferrara - che gli annunci di misure protezionistiche sugli scambi internazionali, indicatore della domanda globale per i nostri prodotti, alimentino l'incertezza e la volatilità dei mercati rendendo più difficile il contesto anche per le aziende ferraresi. Gli imprenditori sanno bene come, in un sistema fortemente integrato quale l'attuale, la sfida per la crescita sia giocata sul posto che si riesce ad occupare nella catena di creazione del valore e non su anacronistiche strategie di chiusura dei mercati al commercio internazionale. In questo scenario - ha concluso Giannattasio - è essenziale andare risolutamente controcorrente, rafforzando la cooperazione e gli strumenti di governance internazionale, europei e mondiali, sapendo che da soli non si va lontano».

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