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Il Premio Pace  va alla libertà  del popolo curdo

Il Premio Pace  va alla libertà  del popolo curdo

La terza edizione del Premio Pace Città di Ferrara 2017 è stato consegnato ieri in Sala Arazzi dal sindaco Tiziano Tagliani a Ozlem Tanrikulu (nella foto), presidente di Uiki onlus, l’ufficio di...

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La terza edizione del Premio Pace Città di Ferrara 2017 è stato consegnato ieri in Sala Arazzi dal sindaco Tiziano Tagliani a Ozlem Tanrikulu (nella foto), presidente di Uiki onlus, l’ufficio di informazione del Kurdistan in Italia con sede a Roma; una realtà che opera dal 1999 come organizzazione non lucrativa di utilità sociale, onlus, per diffondere le giuste informazioni sul movimento curdo e sulla questione curda in generale. «Una persona - ha sottolineato l’assessore Annalisa Felletti – che rappresenta un’associazione particolarmente impegnata nella promozione della pace e che ci è stata segnalata dall’Udi di Ferrara. Infatti quest’anno abbiamo coinvolto nella scelta del candidato l’associazionismo che nel designare Ozlem Tanrikulu , ha trovato d’accordo tutti i membri della commissione».
Il bagaglio di esperienze fatto dalla presidente di Uiki è importante e quando Liviana Zagagnoni responsabile di Udi l’ha conosciuta nel 2015 anno in cui il movimento celebrava i 70 anni dalla fondazione, ha subito pensato che poteva essere largamente meritevole del premio, per l’abnegazione nel divulgare il modello di gestione e responsabilità di genere delle cariche politiche così come in uso nel territorio autonomo curdo della regione autonoma di Rojava in Siria dove si pratica la totale parità tra uomini e donne, la libertà di culto, il rispetto dell’ambiente. «Da vent’anni come rifugiata politica mi batto per far conoscere la situazione del popolo curdo – ha dichiarato Ozlem Tanrikulu – defraudato dei diritti civili e di un proprio Stato. Siamo considerati fantasmi mentre noi vorremmo vivere la nostra identità, parlare la nostra lingua e condividere le nostre esperienze in libertà. E mentre in diverse realtà si innalzano muri, io mi sento un ponte in particolare tra Italia e i curdi».
Margherita Goberti
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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