«Nessun inquinamento. La Rai ha danneggiato Ferrara»
Il sindaco: con quella trasmissione è venuta meno ai principi del servizio pubblico Ca’ Leona non è mai stata messa in sicurezza? «Non serve, i dati non allarmano»
FERRARA. Le rivelazioni dell’ex pentito di camorra, Nunzio Perrella, a proposito di presunti occultamenti di rifiuti tossici in alcune ex discariche del territorio, sono «denunce prive di fondamento», che hanno avuto l’unico effetto di «aver allarmato la popolazione: ho letto di persone intenzionate a trasferirsi, è stata lesa in maniera grave l’immagine della città con pesanti danni anche economici». Non ha usato mezze misure il sindaco Tiziano Tagliani, che a otto giorni dal programma “Nemo”, di Rai2, contenente l’intervista a Perrella, e dopo il fuoco di fila di accuse politiche ed esposti da parte dell’associazione Amici della terra, ha diffuso ieri i dati dei monitoraggi sulle ex discariche. Tagliani ha ribaltato le accuse su chi le ha diffuse, «il contratto di servizio Rai impone al servizio pubblico i “principi di obiettività, completezza, imparzialità, lealtà dell'informazione”, e in questo caso è venuto meno in maniera grave a questi principi. Abbiamo presentato un esposto in Procura per il reato di procurato allarme, chiederemo conto alla Rai. E sono anche scandalizzato dai contenuti informativi di una parte della stampa ferrarese, che di queste cose si è occupata per decenni. Vedo inoltre - è incontenibile il sindaco - che a Vigarano (sede dell’ex Orbit, pure citata da Perrella, ndr) maggioranza e opposizione hanno firmato assieme un esposto, qui invece le opposizioni ne hanno approfittato per denigrare la loro città»
. Il sindaco ha pure letto il libro di Perrella, «ci ho speso 15 euro... Noto che ha scritto poche righe su Ferrara, senza citare date o fatti specifici, lanciando accuse generiche. Scaricare le responsabilità su soggetti indefiniti è la linea di difesa della Solvay, che è stata invece per ora condannata a pagare la bonifica del Quadrante est proprio perché, invece, si è risaliti alla sua responsabilità».
Per quanto riguarda, in particolare, Ca’ Leona, Tagliani ha ricordato che è divisa in tre lotti: quello privato, di proprietà dell’azienda Manuzzi (la dinasty della Ceramica), è stata chiusa nel 1986 ed è attualmente coltivata; quella centrale, di proprietà Hera, fa da base per l’impianto fotovoltaico ex Butelli-Spal, dopo aver ospitato rsu e rifiuti speciali non pericolosi; il lotto più recente, attivo fino al 2004, di proprietà del Comune, che ha smaltito inerti, rsu e speciali non pericolosi. «Il piano di caratterizzazione è corretto» ha sostenuto l’assessore Caterina Ferri, rispondendo ai dubbi alimentati anche da una vecchia sentenza che bollava come non autorizzata una parte dell’ex discarica («prima dell’85 tutte le discariche avevano alla base solo un’ordinanza sindacale» ha ricordato Paola Magri dell’Arpae). L’ex discarica è stata circondata da una rete di piezometri e ogni anno i dati vengono analizzati dalla Conferenza dei servizi: «Non è mai stata fatta una messa in sicurezza - è il chiarimento fornito dal dirigente del settore Ambiente, Alessio Stabellini - perché i superamenti dei limiti riscontrati, per lo più ferro e arsenico, non allarmano in alcun modo». Nella tabella in alto sono riassunti gli sforamenti dei parametri che per legge comportano l’obbligo d’intervento, nel quinquennio 2010-2015 e nella sola parte coltivata: la base è formata da decine e decine di campionamenti.
Allo stato, ha ribadito il sindaco, «non esistono procedimenti di carattere ambientale sull’ex discariche, Bratti (presidente della Commissione bicamerale, ndr) ha chiamato il procuratore e ha controllato. Noi comunque abbiamo chiesto d’indagare ancora».
Stefano Ciervo
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