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«I coltivatori sono l’anello debole della filiera agricola» 

«I coltivatori sono l’anello debole della filiera agricola» 

Stefano Calderoni (Cia): troppa differenza di prezzo Rincari del 233% dal produttore al consumatore finale

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«L’agricoltura ferrarese crea valore. Un valore economico, grazie alle sue eccellenze agroalimentari e un valore ambientale, perché tutela e preserva il territorio, anche dall’illegalità. Il paradosso è che quel valore non viene trasferito agli agricoltori, che rimangono l’anello debole delle filiere agricole». È il commento di Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia – Agricoltori Italiani Ferrara, a margine dell’VIII Conferenza economica dell’associazione, “Agricoltura crea valore”. Una tre giorni importante, per discutere di mercati, integrazione degli immigrati nel settore, potenzialità del territorio rurale e politiche agricole europee, alla presenza di Dino Scanavino, presidente nazionale Cia; Paolo De Castro, vicepresidente Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo; Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole e di molti rappresentanti politici, istituzionali e accademici. Tema centrale della conferenza economica la capacità del settore agricolo di creare valore, un valore non equamente distribuito al settore primario. Secondo i dati raccolti dalla Confederazione, infatti, il crollo dei prezzi sui campi ha reso esorbitante la forbice tra i listini all’origine e quelli al consumo dove, in media, per ogni euro speso dal consumatore solo 15/18 centesimi arrivano nelle tasche dell’agricoltore. Inoltre, mentre il comparto fattura oltre 57 miliardi di euro sui campi, i redditi degli agricoltori calano dell'8% annuo (contro la media Ue del 2%) e i prezzi pagati ai produttori nel Paese diminuiscono di un altro 5%; mentre il settore primario crea occupazione con quasi 1,2 milioni di unità attive, l'imprenditore agricolo perde un giorno di lavoro su quattro per assolvere pratiche e adempimenti burocratici. «Non è possibile – spiega Calderoni – che i prezzi pagati agli agricoltori siano così sbilanciati rispetto a quelli che si trova a pagare il consumatore finale. Basti pensare, ad esempio, che per comprare un biglietto del cinema un produttore deve vendere quasi 18 chili di patate - che oggi “valgono” circa 45 centesimi al chilo - mentre al consumatore vengono proposte a 1,50 euro con un ricarico del 233%. Durante la conferenza economica si è pensato a una soluzione al problema, un progetto per creare accordi sinergici tra agricoltura, artigianato, commercio e logistica per creare le “Reti d'impresa territoriali”. Un vero e proprio patto, per rendere trasparente l'intero processo di filiera che porta i prodotti agricoli e alimentari locali dal campo al consumatore, con un codice di tracciabilità “ad hoc”, da apporre sul packaging dei cibi, a certificazione e garanzia del processo. Credo che i consumatori, soprattutto se sensibilizzati e informati sin da ragazzi, possano cogliere il valore di un prodotto che arriva sulle proprie tavole a un prezzo equo, anche per chi lo ha prodotto. Un agricoltore che, anno dopo anno, ha redditi inadeguati e non riesce a vivere del suo lavoro, rischia di dover cambiare mestiere e di abbandonare la terra, lasciandola alla mercé di incuria e illegalità".
Andrea Tebaldi

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