confagricoltura
La soia come alternativa nelle colture
«La coltivazione di soia può rappresentare un importante sbocco per le aziende agricole ferraresi, in un momento in cui dopo i cereali, anche il pomodoro è entrato in una crisi profonda».Lo afferma...
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«La coltivazione di soia può rappresentare un importante sbocco per le aziende agricole ferraresi, in un momento in cui dopo i cereali, anche il pomodoro è entrato in una crisi profonda».
Lo afferma Marco Faccia, presidente della Sezione Proteoleaginose di Confagricoltura Ferrara, il quale ricopre nel contempo anche la carica di Presidente Regionale e nazionale.
«La soia italiana è un prodotto unico nel mondo, non è geneticamente modificata. Purtroppo però il consumatore non viene messo nelle condizioni di conoscere le peculiarità del nostro prodotto. Il vero problema – prosegue Faccia – è che i produttori italiani si trovano a dover utilizzare per lo più sementi di genetica molto vetusta, perché purtroppo la ricerca nel nostro Paese si è fermata, mentre occorrerebbe lavorare per migliorare le varietà, rendendole più resistenti ai cambiamenti climatici ed agli agenti patogeni».
Attualmente l’Italia è il principale produttore europeo di soia, con oltre 300 mila ettari coltivati; il Veneto è la regione principale produttrice, seguita da Piemonte, Lombardia, Friuli ed Emilia, dove si coltivano 31mila ettari a soia. Ferrara è di gran lunga la principale produttrice in Emilia Romagna, con i suoi 20mila ha coltivati nel 2016, ovvero il 65% del totale regionale. La soia, oltre ad apportare un alto contenuto nutritivo, è in grado di esercitare anche diversi effetti benefici sul nostro organismo.
«È indispensabile che si ripristini la ricerca - conclude Marco Faccia - al fine di realizzare varietà di soia migliorative che consentano ai produttori italiani di essere competitivi rispetto ai produttori stranieri; questo darebbe l’impulso alla valorizzazione di un prodotto tutto italiano di qualità, in grado di garantire l’assoluta qualità e salubrità dei nostri cibi». (a.t.)
Lo afferma Marco Faccia, presidente della Sezione Proteoleaginose di Confagricoltura Ferrara, il quale ricopre nel contempo anche la carica di Presidente Regionale e nazionale.
«La soia italiana è un prodotto unico nel mondo, non è geneticamente modificata. Purtroppo però il consumatore non viene messo nelle condizioni di conoscere le peculiarità del nostro prodotto. Il vero problema – prosegue Faccia – è che i produttori italiani si trovano a dover utilizzare per lo più sementi di genetica molto vetusta, perché purtroppo la ricerca nel nostro Paese si è fermata, mentre occorrerebbe lavorare per migliorare le varietà, rendendole più resistenti ai cambiamenti climatici ed agli agenti patogeni».
Attualmente l’Italia è il principale produttore europeo di soia, con oltre 300 mila ettari coltivati; il Veneto è la regione principale produttrice, seguita da Piemonte, Lombardia, Friuli ed Emilia, dove si coltivano 31mila ettari a soia. Ferrara è di gran lunga la principale produttrice in Emilia Romagna, con i suoi 20mila ha coltivati nel 2016, ovvero il 65% del totale regionale. La soia, oltre ad apportare un alto contenuto nutritivo, è in grado di esercitare anche diversi effetti benefici sul nostro organismo.
«È indispensabile che si ripristini la ricerca - conclude Marco Faccia - al fine di realizzare varietà di soia migliorative che consentano ai produttori italiani di essere competitivi rispetto ai produttori stranieri; questo darebbe l’impulso alla valorizzazione di un prodotto tutto italiano di qualità, in grado di garantire l’assoluta qualità e salubrità dei nostri cibi». (a.t.)
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