Il Papa a Modena: «Grazie per l’esempio di coraggio e dignità»
Il riconoscimento del pontefice durante la visita a Carpi e a Mirandola rivolto alle popolazioni colpite dal terremoto del maggio di cinque anni fa
CARPI (MODENA). «Vi ringrazio per l'esempio che avete dato a tutta l'umanità, l'esempio di coraggio, di andare avanti, di dignità». È un riconoscimento forte quello che il Papa, nella piazza di Mirandola, davanti al duomo tuttora inagibile per le scosse del 2012, ha dato ieri alla popolazione emiliana, per lo spirito di riscossa dopo le devastazioni di 5 anni fa. Una medaglia sul petto di gente laboriosa, pronta a reagire davanti a ogni difficoltà, che in poco più di otto ore di visita nella Bassa Modenese, a Carpi e Mirandola, Francesco ha unito all'incoraggiamento a non farsi «imprigionare nel pessimismo», «intrappolare nelle macerie della vita», e all'esortazione - rivolta anche alle istituzioni - a «completare la ricostruzione», recuperando ora i centri storici e le chiese.
Bergoglio è il secondo Pontefice che viene in queste terre colpite dal terremoto con le due forti scosse del 20 e del 29 maggio 2012 (che fecero 28 vittime nel Ferrarese e nel Modenese, con migliaia gli sfollati, rasi al suolo case, aziende, scuole, edifici di culto, monumenti) dopo Benedetto XVI che vi giunse appena un mese dopo il sisma. E ieri mattina sul sagrato della cattedrale di Carpi, riaperta solo una settimana fa, davanti a 70 mila persone tra le 15mila di piazza Martiri e le altre nelle vie e piazze della città (molti si sono accampati nella notte per aspettare Francesco e hanno portato striscioni per salutare il Pontefice: «We love Francesco», era scritto su uno) il pontefice , ha voluto lanciare nella messa un richiamo nutrito di speranza e di fiducia, suggerito dallo stesso Vangelo letto ieri, che proponeva l'episodio della resurrezione di Lazzaro.
«Nel mistero della sofferenza, di fronte al quale il pensiero e il progresso si infrangono come mosche sul vetro - ha detto il Papa nell'omelia -, Gesù ci offre l'esempio di come comportarci: non fugge la sofferenza, che appartiene a questa vita, ma non si fa imprigionare dal pessimismo».
«Si può stare dalla parte del sepolcro oppure dalla parte di Gesù - ha aggiunto -. C'è chi si lascia chiudere nella tristezza e che si apre alla speranza. C'è chi resta intrappolato nelle macerie della vita e chi, come voi, con l'aiuto di Dio solleva le macerie e ricostruisce con paziente speranza».
«Non lasciamoci imprigionare dalla tentazione di rimanere soli e sfiduciati a piangerci addosso per quello che ci succede - ha detto ancora il Papa -; non cediamo alla logica inutile e inconcludente della paura, al ripetere rassegnato che va tutto male e niente è più come una volta». Per Francesco, «questa è l'atmosfera del sepolcro», mentre occorre «aprire la via della vita», della «fiducia», della «risurrezione del cuore»: la via, con un esempio potente, dell'«Alzati! Vieni fuori!», che Gesù disse a Lazzaro. Del «non abbiate paura».
A concelebrare col Papa i vescovi emiliani: di Carpi Francesco Cavina, di Bologna Matteo Zuppi, ma anche «emeriti» come Carlo Caffarra (abbracciato prima in duomo) e amministratori apostolici come è a Ferrara Luigi Negri, ritenuti avversari delle sue innovazioni.
In piazza, tra le autorità, il ministro Graziano Delrio e il governatore Stefano Bonaccini.
Nel pomeriggio poi a Mirandola, presso il duomo ingombro di ponteggi, Francesco ha abbracciato alcuni familiari di vittime del Ferrarese e del Modenese. Ed è qui che, oltre a pregare per chi perse la vita e per chi ancora è «in situazioni precarie», il Papa ha posto l'accento su quanto resta da fare: «Molto è stato fatto nell'opera di ricostruzione ma è quanto mai importante un deciso impegno per recuperare anche i centri storici», «luoghi della memoria storica», «spazi indispensabili della vita sociale ed ecclesiale».
«Sono certo - ha detto Francesco - che non mancherà la buona volontà da parte di tutti gli attori coinvolti, affinché sia assicurata la rapida realizzazione di questi necessari lavori, per il bene comune».
Un messaggio, quello di Bergoglio, che pone nel suo obiettivo anche le esigenze stringenti delle popolazioni terremotate del Centro Italia. Prima di ripartire per Roma (dove è arrivato verso le 19.20), presso la parrocchia di San Giacomo di Roncole, il Papa ha posto una corona di fiori e ha pregato sulla stele che ricorda le vittime del sisma. Inoltre ieri a Carpi il pontefice ha anche benedetto quattro prime pietre per nuovi edifici diocesani: una monsignor Cavina l'ha portata dalla cattedrale di Qaraqosh, Piana di Ninive, Iraq.
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