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Caccia all’assassino. La pista: è il russo che terrorizzò Ferrara

di Daniele Predieri
Caccia all’assassino. La pista: è il russo che terrorizzò Ferrara

Omicidio di Budrio, ricercato l’ex rambo braccato da mesi: è considerato molto pericoloso. Verso le 19 un falso allarme nelle campagne dell'Argentano. Fabbri (Lega): vergognoso che fosse già ben noto. Si muove la politica: subito la legge sulla legittima difesa

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FERRARA. Adesso lo cercano per l'omicidio di Budrio nelle campagne tra Argenta e Bologna e qualche minuto fa (ore 19) i carabinieri con mitra hanno circondato un casolare nell'Argentano, ma sembra trattarsi di un falso allarme. Lo cercano da oltre un anno e mezzo, senza trovarlo, non lo trovano ancora. Cercano il “quarto uomo”, Igor il Russo, Igor Vaclavic, 41 anni, perchè adesso tutti sanno che era una «bomba ad orologeria ed è scoppiata», come spiega in modo incisivo un inquirente amareggiato. La politica si sta muovendo: "Ho parlato con le forze dell'ordine e col procuratore in questi giorni, stanno lavorando tantissimo. La prima cosa che attendiamo è che venga consegnato a chi di dovere quel barbaro assassino che si è reso protagonista di un atroce delitto - ha detto il governatore regionale Stefano Bonaccini - l giudizio sul pacchetto Minniti è positivo, provvedimenti a mio avviso giusti che vanno nella direzione di rafforzare le politiche sul territorio. Però vorrei evitare speculazioni e teatrini della politica". La proposta sulla legittima difesa va in aula alla Camera in aprile, "siamo pronti a discuterla - dice Vittorio Ferraresi, capogruppo M5s in Commissione giustizia della Camera - Il cittadino si può difendere, si deve difendere in caso la sua incolumità o quella di un familiare sia messa in pericolo. Ma bisogna essere chiari: nessuna proposta di legge può eliminare in nessun caso l'indagine quando c'è un morto ammazzato, è anche a tutela di chi si difende ed è un atto dovuto. Budrio è un fatto inquietante". "Basta con i tentennamenti, si dava avanti con le nostre proposte sulle legittima difesa - scrive Alan Fabbri, capogruppo regionale leghista - Il caso di Budrio è sintomatico della situazione creatasi, con uno straniero libero di recarsi in una tabaccheria, armato di fucile e pistola, e che se ne va indisturbato dopo aver lasciato un onesto cittadino in terra, ucciso. Cosa ancor più vergognosa, il fatto che l'uomo fosse già conosciuto sul territorio. Le forze dell'ordine non hanno adeguati mezzi".

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Bomba a orologeria scoppiata
Al centro dell'attenzione è Igor Vaclavic che, dopo aver messo a segno le rapine con una parte della stessa banda che ha terrorizzato il Ferrarese nell’estate 2015 e che poi uccise Pier Luigi Tartari, ora è uno dei sospettati dell’omicidio del barista Davide Fabbri di 52 anni, ucciso sabato sera a Riccardina di Budrio, nel Bolognese, con un colpo di pistola. Forse la stessa arma strappata dalle mani di una guardia giurata della Securpol la notte di giovedì scorso, a Consandolo, forse da Igor stesso.
E allora, lo cercano per tutto questo: le rapine del terrore del 2015, per cui ha un ordine di cattura pendente e un processo fissato il 13 luglio prossimo, e per gli ultimi due fatti, di cui è solo sospettato, al momento, perchè non vi sono riscontri certi - spiegano gli inquirenti tra Bologna, Molinella e Ferrara - perchè «almeno altre 4/5 i persone sono i possibili sospettati».


Un uomo in fuga da mesi
Intanto Igor Vaclavic non lo trovano ancora. Così da ieri mattina la sua foto segnaletica è sui cruscotti di tutte le auto di pattuglia di carabinieri e polizia. Cercano un uomo in fuga, forse disperato perchè braccato da mesi. Ma occorre fare molta attenzione perchè pericoloso. Perchè lo conoscono tutti come un ex soldato della fanteria russa, un “cecchino” che sa usare molto bene le armi. Ma non gli servivano: «lui stesso è un’arma», lo ricorda così Stefania Smanio, l’avvocato che lo aveva conosciuto e difeso 6 anni fa nell’ultimo processo per rapine del 2011, in cui era stato condannato a 5 anni e mezzo.
Una volta uscito dal carcere, per quelle rapine, nella primavera 2015, quella «bomba ad orologeria» era già puntata, ma non scoppia ancora: fuori dall’Arginone, Igor il Russo mette insieme la “sua” banda, con Ivan Pajdek e Patrik Ruszo.


Scompare nell’agosto 2015
Insieme sono gli autori di tre colpi violenti e spietati: a Villanova di Denore, Mesola e Coronella. Poi di Igor, dall’agosto 2015, non si sente più parlare. Gli inquirenti lo cercano da allora, e oggi tutto lo ricordano come il “quarto uomo”, il quarto dopo i tre della banda che poi uccise Pier Luigi Tartari . E allora serve riavvolgere il nastro del passato per capire il presente, per comprendere lo scenario che si cela dietro la rapina alla guardia giurata a Consandolo e all’omicidio di Budrio, l’esplosione di quella «bomba a orologeria», caricata da anni, e mai disinnescata.


L’ex Rambo in azione
Perchè se è vero che Igor Vaclavic è solo uno dei sospettati degli ultimi fatti, tanti riscontri portano a lui, l’ex Rambo che sa vivere alla macchia, che sa vivere di espedienti e sa muoversi nelle campagne tra l’Argentano e il Bolognese, dove è tornato sulle scene in questi giorni. Prima con la rapina -agguato alla guardia giurata a Consandolo, con una tecnica che gli inquirenti definiscono da “combattimento”, quando con una fucilata ha bloccato il vigilante, sparandogli addosso all’auto e mandando in frantumi il vetro, e poi gli ha rapinato la pistola d’ordinanza, una Smith& Wesson, calibro 9x21.


Riscontro sul calibro 9x21
E guarda caso - è solo un piccolo riscontro o una grande coincidenza - nel bar della tragedia di Budrio è stata trovata una ogiva dello stesso calibro: 9x21. Poco? Tanto quanto basta per cominciare le indagini, per indagare su Igor Vaclavic. Stessi modi, stessi comportamenti e abbigliamento - una mimetica - e stessa corporatura e nonostante sia un poliglotta (conosce e parla benissimo 7 lingue) il suo italiano è ancora segnato da un pronunciato accento russo. E’ ancora presto, dicono gli inquirenti, per contestare a Igor Vaclaviv sia la rapina di Consandolo che l’omicidio di Budrio. Ma da ieri mattina tutte le gazzelle dei carabinieri di mezza regione , tra Bologna, Ravenna e Ferrara viaggiano con la sua foto segnaletica bene in vista sul cruscotto. Lo cercano adesso con una caccia all’uomo senza precedenti, dopo averlo cercato per mesi e mesi in ogni modo, seppur segnalato ben due volte nell’ultimo anno proprio qui in città: «Non è facile trovarlo», spiega un inquirente. Ma resta il dubbio che ora lo si faccia in modo molto più incisivo, e, guarda caso, solo e soltanto perchè «c’è scappato il morto».


Anche per l’omicidio Tartari
Come del resto accadde per l’omicidio di Pier Luigi Tartari quando venne fermata la banda, la stessa che rapinò e seminò il terrore nell’estate 2015 nel Ferrarese, ma solo dopo l’omicidio Tartari, ucciso come sappiamo: aggredito in casa, rapinato e abbandonato agonizzante in un tugurio in aperta campagna. Igor Vaclaviv non c’era ad Aguscello. Questa la verità processuale contro la banda Pajdek, anche se fino all’ultimo, al processo in Corte d’assise - notazione di cronaca - il difensore di uno dei tre, Alberto Bova, per Constantin Fiti che aveva sempre sostenuto di essere estraneo al delitto e poi condannato all’ergastolo, aveva cercato di instillare il dubbio nei giudici: «Nella rapina di Tartari e nell’omicidio non c’era Fiti ma Igor il russo». Bisognerebbe chiederlo a lui, quando e se verrà trovato.


Lo trovarono in un casolare
A conclusione di battute e controlli che sono in corso in tutta la provincia e soprattutto nell’Argentano, dove gli stessi carabinieri di Argenta e Portomaggiore lo braccarono e trovarono nel lontano 2010, dopo aver seminato il terrore con sei rapine con l’ascia, rapinando persino il sindaco, Antonio Fiorentini. Allora lo trovarono che bivaccava in un casolare tra Bando e Boccaleone: Igor viveva così, sa vivere così. E sa nascondersi.
 

 

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