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Igor, rapinatore poliglotta Reclutava banditi in carcere 

Igor, rapinatore poliglotta Reclutava banditi in carcere 

L’estate del terrore 2015: tre rapine violente con la firma di Igor, Pajdek e Ruszo Era lui a indicare gli obiettivi da colpire e a portare le fascette per legare i polsi

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Era stata un’estate calda, caldissima, quella del 2015: con una serie di rapine anomale, e mai registrate nella nostra provincia, poi culminate nell’omicidio più brutale che la storia criminale più recente ricordi, il delitto di Pier Luigi Tartari. Tutto era anomalo, e tutto aveva una firma. Ma nessuno ancora comprendeva il perché di quella successione, di quella violenza. A leggere gli atti processuali oggi, a distanza quasi di due anni, si trovano spiegazioni a questa lunga scia di terrore: con un nome, quello di Igor Vaclavic.
Ferrarese da 10 anni
“Ferrarese”, ormai, più di tanti altri stranieri, nelle nostre parti ormai da più di 10 anni, quando prima del 2005, scappa dalla Russia, per mettersi alle spalle un futuro ingombrante, di ex militare della fanteria russa, addirittura uno “sniper”, tiratore scelto. Arriva in Italia e combina guai. Arrestato nel 2007, finisce in carcere viene rimesso in libertà nel 2010. Riarrestato pochi mesi dopo torna in cella all’Arginone e vi resta per quasi 5 anni: i carcere è quasi una istituzione, e lui che traduce tutte le lingue parlare tra le quattro mura del carcere dell’Arginone: è poliglotta, oltre le canoniche inglese, francese, tedesco, lingue slave: russo, serbo, slovacco e così via.
Chiusa la cella, via ai colpi
In cella ci resta fino al 2015, ed è qui in carcere a Ferrara che lo incontra Ivan Pajdek, uno degli assassini di Tartari, condannato a 30 anni di carcere. A spiegare il loro incontro, che trasformerà quell’estate del 2015, in una stagione di paura è lo stesso Pajdek in un memoriale che invia in tribunale per ricostruire quella lunga scia di paura e chiedere perdono — se è possibile farlo — alla famiglia Tartari. «Tutto questo è iniziato quando è uscito dal carcere Igor Vaclavic, 2/3 mesi prima del fatto (omicidio Tartari, ndr) ». Si conoscono all’Arginone Pajdek, Igor e anche Constantin Fiti, altra scheggia impazzita di questa storia di mattanze (che stavolta non c’entra) . «Igor è stato in carcere per le rapine — scrive Pajdek nel memoriale al giudice Piera Tassoni che poi lo condannerà — e quando è uscito si è trovato con noi e con Patrik e passavamo giornate insieme, facevamo furti nei garage, nelle cascine e rubavamo rame».
Qualcosa di più grosso
Igor però voleva di più: «Ci diceva che voleva fare qualcosa di più grosso, rapine: lui sapeva posti buoni e tranquilli e così ci ha portato in quella prima rapina a Villanova (leggete qui a fianco, i brividi di Alessandro Colombani, ndr) ». È Igor ad arrivare sul posto con le fascette per legare le vittime. Stesse fascette usate poi per Emma Santi, una anziana di 93 anni, legata e imbavagliata per due giorni nella sua casa a Mesola e che nelle foto mostra i segni ai polsi delle ferite. «Anche in quel caso Patrik e Igor l’avevano legata con la forza e le tolsero anche i preziosi che aveva addosso». «Poi abbiamo messo il nastro e siamo andati via»: per fortuna Emma Santi ha resistito due giorni, alla fine di luglio con un caldo soffocante, prima di essere soccorsa e salvata dal figlio. Ma non finisce qui, purtroppo. Perché, spiega Pajdek, «Igor ci disse che conosceva un’altra casa dove vive un signore e una signora (Coronella, famiglia Bertelli, ndr) : siamo andati una sera, io e Igor e lui ha rubato una borsa e poi siamo andati via» .
Alla fine l’arresto europeo
Era il sopralluogo. Tornarono e rapinarono i Bertelli, sequestrandoli per 5 ore in casa. Poi da gaosto 2015, di Igor si perdono le tracce. Almeno dalla banda che poi ucciderà. Gli inquirenti durante le indagini su Tartari parlarono di lui come un “quarto uomo”, Igor il Russo diventato Vaclavic nel frattempo, per un mandato d’arresto europeo. Non serviva, visto che era molto, molto vicino.

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